Giovarsi della malinconia è mantenere desta la coscienza in un odore di incendio. Tutto concorre a farne un segno di grande pericolo e chiaroveggenza. Il tratto che separa il malinconico e il sapiente, l’altra figura del pensiero titanico, è il liberarsi rapido di un urlo immobile che dal primo trabocca. Si può ancora cavare qualcosa dal malinconico, la sua astuzia, il suo esalare umori, mentre il sapiente vezzeggia il niente non sapendo se rimanere grave. Solo il Qohélet vi riesce. Del malinconico è certo che non potrà mai sogghignare degli stessi esiti della sapienza. Infine, quando di notte, tramortiti, caliamo le cuffie alla ricerca di ombre, non accade niente di diverso; credersi all’inferno è ancora possibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *