Per Sempre… dividi incontri e attese inventando folle riparo da cruda fronda ma la conosciuta via lamina lucente tu sognavi parco e riesci infine a scrutare minuziosa solo il gelo del tuo cuore coinvolta dal tuo individuo interloquire abbandona d’un tratto il suo possesso e divino ne regala sigarette rubate maiolica di tavolini l’aria colma di pioggia improvvisa da un occhio autunnale origliando voci incontri altrui ferocissimi amori rossi fioriti riccioli nuche perché ogni momento la mia voce può ridire i mesi gli anni che abbiamo per sempre perduto… ogni esperienza fortunata o terribile si situa (potrebbe dire Walter Benjamin) tra aura e choc. Divisi dunque da questa linea, l’aura perdura sull’istante, ma come il primo nubifragio autunnale siamo portati ad un più modesto percepire del reale. L’esserci non è mai sufficiente a nominare… l’esserci. La mestizia che accompagna l’estate solitaria è la stessa che accompagna il primo caffè autunnale. Mestizia dunque è il nome appropriato dell’esserci. Domani andrò a sedermi, nel mio caffè preferito, senza illusioni di sorta, sorseggiando veleno. I mesi gli anni, anche quelli a venire, sono perduti per sempre. Proprio Walter Benjamin interpretò A una Passante di Baudelaire come amore all’ultimo sguardo, amore che viene risparmiato. Ma la gamba statuaria e il lutto che ella porta lo hanno comunque ucciso per sempre.

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