Scrive Rimbaud (Ofelia): ‘il poeta dice che sotto le stelle vieni la notte a cercare i fiori colti, di aver visto sull’acqua, stesa nelle sue lunghe frange, fluttuare come giglio la bianca Ofelia’ (traduzione mia). Due immagini di morte dunque: i fiori perduti e quel giglio che sarebbe pomposamente re se fosse davvero ‘grand’. Tu, ancora sogno, intenta a cercare, e lei, inanimata e compiuta nel sembiante bianco sostenuto da frange inzuppate. C’è, in Rimbaud, sempre un appello alle stagioni. In lui ogni tempo vibra d’inverno mentre il resto non è che variazione. Brivido prematuro che assale ma sovviene, in altre poesie, che solo così potrebbe Rimbaud essere intimo di una donna, in quel calore che unicamente una stanza può donare (Prima Serata, per esempio). Qui, egli l’abbandona, la vede, vuole allontanarsi. ‘Dice il poeta’ è in realtà uno schermo al distacco e alla rinuncia, alla vivida morte.

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