23 Settembre, 2019

C’era una volta a… Hollywood è un film sui limiti del cinema. Come mostrò Truffaut, il cinema può anche narrare sé stesso, ma Quentin Tarantino si ferma dove l’orrore può solo essere citato. A lui si perdona il tratto fumettato della Family, poco filologico, nel senso di quella intimità con la parola che ruba battute mai dette. Ieri scrivevo di Iggy Pop: si ricorderà che un membro degli Stooges si esibiva con una croce di ferro al collo. Nel ’69 o eri un hippie o eri un nazista, lezione che i Rolling Stones, citati da Tarantino in una colonna sonora superba come sempre, appresero presto. Ma di quel lato profondo, malaticcio, acido e prepotente della cultura hippie, la Family incarna ogni aspetto come stralunata, perennemente in viaggio… I tic del regista riempiono minuti preziosi: dall’amore per i piedi a Sharon Tate e Dean Martin di nuovo sullo schermo; non si dovrebbe dimenticare l’amico di sbronze di Frank Sinatra, che qui ha un ruolo secondario dal momento che si dà a Sharon Tate la possibilità di ammirarsi. Il film si struttura secondo un crescendo drammatico, come un medio gioco lungo e ben meditato. L’alcol, l’amicizia, il fallimento, tutto concorre a fare di C’era una volta a… Hollywood il miglior film di Tarantino, pervaso finalmente da una malinconia che svia lo spettatore verso un’autentica catarsi della violenza.
22 Settembre, 2019

Mess up significa incasinare ma, detto dello spirito, uscire, aspetto che conserva dello spirito una perdita che può essere letale. Dell’espressione si avvale Iggy Pop (so messed up, I want you here) in una canzone che non è possibile reinventare, se non nel caso dei Vorkriegsjugend (chi dovrebbe ancora ricordare gli scantinati del punk tedesco, quella dissennata gioventù prebellica?). Al limite dei sessanta si dissolveva così, dalla California a New York, un docile sogno che pure tramano ancora in molti, ignari di oscura poesia. I loro inesperti falansteri non potrebbero infatti tollerare quanto non sia invece ordinario e prudente. Alcuni, sempre più rari, vedono l’allucinazione che fa dire ad Iggy Pop: in my room, I want you here, now we’re gonna be face to face, and I’ll lay right down in my favorite place; and now I wanna be your dog… Per loro la canzone continua a suonare come le campane che gridarono contro Woodstock. Solo Iggy Pop conosce però la donna che gli fece cantare di essere per lei un cane, faccia a faccia nel suo posto preferito. Spero, ed è davvero molto, di essere amico di questa coppia affiatata e poco divertente. Forse, fra tutti, ci stiamo trasformando in pregiati vampiri.
22 Settembre, 2019

Non si ha più cognizione della fede come fantasma partigiano, ristretto, fanatico, della nostra fantasia. Siamo nel dubbio se fare di essa almeno un’idea fissa.
21 Settembre, 2019

Non si può sottovalutare l’influenza implicita di San Paolo sulla cultura e religiosità protestante americana. Forse non è stata indagata, questa influenza, neppure intorno alla formazione delle aspettative escatologiche di Charles Manson. Quale fu la ricezione, senz’altro indiretta, della lingua incendiaria di San Paolo da parte della Family? Quale la predicazione di Manson? Basteranno qui poche citazioni da almeno quattro lettere paoline per ritenere una indagine di questo tipo affatto promettente. Le lettere sono 1 e 2 Cor e 1 e 2 Ts. ‘Così sapete che abbiamo trattato ciascuno di voi come un padre i suoi figli… scongiurandovi di camminare nella vita in modo degno di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria’ (1 Ts, 11-12). ‘Noi, i superstiti, fino alla venuta del Signore, non saremo avvantaggiati rispetto a quelli assopiti nella morte… il giorno del Signore verrà come un ladro di notte’ (1 Ts, 4, 15- 5, 1). ‘Infatti, la parola della croce è insensatezza per quelli che vanno alla rovina, per quelli invece che sono sulla via della salvezza, per noi, è potenza di Dio’ (1 Cor, 1, 18). ‘… vi parlai come a persone carnali… latte vi diedi da bere’ (1 Cor, 3, 1). ‘Vi esorto dunque, siate miei imitatori’ (1 Cor,  4, 16). ‘Siete stati infatti comprati in moneta sonante’  (1 Cor, 6, 20). ‘Questo vi dico, il tempo si è contratto’ (1 Cor, 7, 29). ‘ Io che non sono sotto la legge, per poter guadagnare i soggetti alla legge’ (1 Cor, 9, 20). ‘Perché noi siamo per Dio il buon odore di Cristo tra quelli che camminano verso la salvezza e quanti vanno alla perdizione’ (2, Cor, 2, 15). ‘Tutto infatti è per voi, affinché la grazia abbondando faccia abbondare… (sovrabbondanza della grazia)’ (2 Cor, 4, 15). ‘Perciò ci sforziamo di essergli graditi sia in patria che in esilio’ (2 Cor, 5, 9). ‘… perché in lui diventassimo giustizia di Dio’ (2 Cor, 5, 21). ‘Siamo anche pronti a punire ogni disobbedienza, non appena voi avrete compiutamente obbedito’ (2 Cor, 10, 6). ‘Nessuna meraviglia, Satana stesso si traveste da angelo luminoso’ (2, Cor, 11, 14). ‘Pertanto, perché non insuperbissi, Dio mi ha dato un pungiglione nella carne, un emissario di Satana incaricato di schiaffeggiarmi’ (2 Cor, 12, 7). infine: ‘il mistero dell’empio è già all’opera’ (2 ts, 2, 7). (Traduzioni di Giuseppe Barbaglio)
20 Settembre, 2019

Sovviene che il tempo concesso è chiuso sul cielo, il cielo chiuso agli spazi ulteriori, di distanze inospitali rispecchiate da irradiazioni policrome. Come farneticando, nella sua finitezza annessa all’orizzonte si suppone un giorno conclusivo, saldo e formale. Fermi su un passo, si può fissare la linea che congiunge acqua e aria, terra e fuoco. Dovremmo quindi ripeterci, come biglia che volge uguale la sua faccia di piombo. E non saranno alterazioni, sicurezza che nasce dal dolore: ha trovato il suo tempo e l’uomo da questa unione è afferrato e capito. Potrebbe essere questo il giorno, riflesso nel suo allestimento e preservato all’eterno.
18 Settembre, 2019

Avrei dato tutto per poter osservare, dall’alto, le rovine della fede.
17 Settembre, 2019

Madame du Deffand, antologizzata da Cioran, così si esprime sulla Duchessa d’Aiguillon: ‘simile alla tromba del giudizio, è fatta per resuscitare i morti’. Non mi sorprende che Cioran si gettasse su queste pagine con un piacere simile al mio. Il mondo che qui si è perduto, come se avessimo impegnato un diamante, è infatti duro e tagliente, ma strappa ammirazione. Come amare Madame du Deffand senza temerla? Sarà stata anche lei un’acerba signorina elegante ma colta in sposa dal marchese che le diede il nome? Salottiera amica, mentre io sono alle prese con i miei quaderni di appunti, lontano anche solo dall’ascoltare, nella mia camera, il fruscio di un lembo delle tue vesti… Dimmi, dunque, saremmo stati amanti, ti indispettisce una simile domanda inviata alla terza sfera delle tue vite? Non casualmente mi avresti introdotto nel tuo mondo, come te io nobile ma povero, feroce scribacchino. Tuttavia, quando ritrai le tue donne non hai pari. E sia, datemi un cavallo!
17 Settembre, 2019

Scrive Novalis che ‘noi cerchiamo dappertutto l’assoluto e troviamo sempre soltanto cose’. Tuttavia, questa redenzione dell’assoluto è fin da subito ambigua se la cosa getta un’ombra di delusione. La profonda quotidianità della cosa è pur sempre un’ammissione che ci riguarda, che taluni chiamano cura, altri non più Ding ma Heimat.
17 Settembre, 2019

Vorrei salutare la terra ospite con un incremento non da ultimo teologico, movimenti che diventano orchestra e per i quali mettiamo mano allo sterminio. Ne nascerà almeno un canto funebre degno dell’accusa di un profeta?
16 Settembre, 2019

su di un cielo d’intonaco siderale settembrino di claudicanti eremiti ombra si fa di specchio se solo colgo sorpreso quello sguardo la mano tendo poi danzando in tondo m’involo e giro sopra precipizio quasi fremito di palpebre mi possa far temere non sveste l’astro la sua fiamma così minuti e ore io cado