16 Settembre, 2019

La tecnica non è mai sorella di ethos. Se ne valutiamo la percezione, quella consiste nella meraviglia e nella curiosità, precisamente nella sete di futuro. L’ethos al contrario è un legame inscindibile con il passato, che si acquisisce come nome proprio, cioè per un atto della volontà impersonale nella quale siamo immersi. Forse, questo soltanto potrebbe essere il passo di ethos e tecnica: la Wille sprigionata e rischiosa che in un attimo colma uno spazio di deflagrazione. L’ethos possiede peraltro il comando, la chiarezza intransigente, mentre la tecnica si muoverà sempre verso i limiti della vita.
15 Settembre, 2019

Le signorine eleganti citano Cioran e Tavor, su un tappeto di LSD potano rose. Miscugli di veleno sono appuntati come ricette, inviti preferiti per iridescenti e loquaci uccellini che volteggiano d’intorno. Ogni filo d’erba è così amato di sottile struggimento che dicono, le signorine eleganti: ‘ma sarai bellino, filetto d’erba!’. Oh filo d’erba, uno di voi, sotto la scarpetta delle signorine eleganti.
14 Settembre, 2019

Non tento altro che vie d’uscita, e i minuti si fanno interminabili. Cerco uno slancio puro e incondizionato, ali sopra il mare, ma l’espressione vuole solo affermare un dolore sconosciuto ai greci. Eppure perdurò, questa salute, per tutto il medioevo cristiano, mentre la modernità è solo sensibilità al dolore, nient’altro (Giorgio Colli, Apollineo e Dionisiaco). Eroi che sanguinano su lunghe pagine non mancano. Si pensi a Nebbie e Piogge di Baudelaire, per citare uno dei più vicini: ‘ma dolce più ancora, in una sera senza luna, sopra un giaciglio offertoci dal caso, questo dolore, uniti, addormentare’. Oppure si leggano queste parole (Sonetto d’Autunno): ‘pallida margherita, come me non sei tu forse un sole autunnale, o margherita così fredda e bianca?’ (traduzioni di Luigi de Nardis, che non equivocano). Non sono mai stanco, io stesso, di muovermi con passi di duna in ciò che vi è di più morboso e infermo, e temo che il cattivo infinito sia già una durata sconfinata, come in quei versi mirabili.
14 Settembre, 2019

Il genitivo è la forma del possesso, una forma minuziosa, che però si lascia usare con larghezza. A cosa apparteniamo, di volta in volta? Verso quale fermezza siamo votati? Se solo una rappresentazione che concepisce il caduco non ci inquinasse… Di tutte si sa una sola donna. Di mille baci ne sovviene uno, labbra che premono e non respirano. Ed è fortuna, o come circonferenza senza centro continueremmo una giostra pagata col salario di Satana. La forma del possesso incide, si pone dove vuole. Lì permane, come un bacio lontano, sempre più lontano.
14 Settembre, 2019

Il bisogno divino di amore è tale che nella più docile innocenza, quale ne conquistiamo solo a sprazzi, Dio intrattiene questo scambio d’amore il più a lungo possibile, ben oltre la preghiera.
13 Settembre, 2019

su rosse tracce di melograno esca incrinatura mi conduco ad addobbi eburnei e vitrei a candele che intonano tratti d’affresco occhi cerulei che vogliono così splendere nei miei io vedo liquido tepore riflesso e nostalgia pace e corruzione di foglie muri ore mi chiamano dicono salottieri amici ricchi di un abbraccio sul momento che l’eterno chiude
13 Settembre, 2019

Un grumo di pensiero aurorale ed oscuro nella diversità delle fonti. Scrive Ceronetti, presagendo la fine un pensiero di Eraclito: ‘il fuoco verrà, giudicherà ogni cosa e la comprenderà’. Scrive Colli nella sapienza greca: ‘con assalto improvviso, invero, il fuoco sentenzierà su tutte le cose e piomberà loro addosso divorandole’. Riporta il Diels-Kranz: ‘giacché il fuoco, sopraggiungendo, giudicherà e condannerà tutte le cose’. Sembra che da un enigma come questo non sia possibile uscire, solo il fuoco lo saprebbe, ma Ceronetti illumina una speranza, che veste bene tempi in cui davvero l’afflizione dimentica ogni ponderata ricerca di cura, di sé, del mondo. Afflizione nemica dell’estasi, che spegne il lumicino dell’esserci, se è ancora acceso. Perché solo il fuoco potrà comprendere. E questo, almeno, lo sappiamo.
12 Settembre, 2019

Nell’esperienza del disgusto ci sarà un istante in cui l’ebbrezza muterà qualità, in una non perfettibile situazione di gelo apicale della durata di un istante, la repulsione. La massima tensione dei sensi, una consapevolezza del punto estremo che dà diritto alla vita.
12 Settembre, 2019

Quasi venti anni fa mi trovavo a Berlino, di fronte alla tomba di Heinrich von Kleist e Henriette Vogel. L’intimidazione si è diffusa rapidamente, morbo repentino come un nuovo cielo. Un attimo raccapricciante ricordando l’ultima lettera: la parola ‘riconciliazione’. Aver visto il duemila con l’occhio del suicida mi importa solo come prefigurazione, unicamente il dire quella parola mi colma di impossibilità.
12 Settembre, 2019

L’intelligenza può fare tutto meglio: la presunzione di donarle potenza è una hybris azzeccata. Tuttavia, manca di felicità.