12 Settembre, 2019

Non mi sovvengono uomini che potessero rapprendere il dolore nel proprio sé più intimo, lasciando agire, per ciò che valeva, una parodia dell’io buona per i biografi. Ma il giornalismo minuto eppure vago, vaghissimo, di un incantesimo di episodi, non è mai o gioia o dolore, piuttosto la condanna a viverli identici: è quella realtà del dionisiaco moderno (altro ossimoro) negata da Giorgio Colli, ovvero l’ostacolo di Nietzsche.
12 Settembre, 2019

La nostalgia ha cura di sé: mi sorprende quanto si abbellisca e quanto tenti, con me, di darmi almeno un’immagine di tersa verità. Non vorrei cadere, forse ci sono già, in quel dramma del mancato amore di sé che è l’assenza assoluta di nostalgia, braccato da ricordi che minacciano una ricompensa non certo imprevedibile dell’accusa.
11 Settembre, 2019

Non sono forse per consenso unanime un malato di nervi che fa della psichiatria un alibi? E se invece facessi della fede un martello? Quali dilemmi possono aver occupato Robert Walser, che invece la stramberia faceva ritenere nel quadro dell’esistenza mancata? Fino ad una diagnosi che avrebbe irretito definitivamente la sua irrequietezza ma non la libertà di passeggiare almeno un poco, fino all’ultima, fatale passeggiata, lungo un sentiero innevato?
11 Settembre, 2019

L’anima educata dovrebbe ricordare, quasi viandante, del leccio possente l’indole grave ed umbratile, la lentezza, la soleggiata solitudine: se quel leccio non venisse concupito ed abbattuto. La stessa educazione approva che l’animale e infine l’uomo non sia piagato e squarciato, trafitto e scorticato… tutto si nasconde nel proprio ventre, frutto della putritudine che risponde di ogni azione. Se uno quindi protesta la vita e sa di essere un giorno ricordo della terra, valgano le parole di Gustav T. Fechner: ‘ invano sognerai di una vita dopo di te, se non sai riconoscere la vita intorno a te’ (Libretto della Vita dopo la Morte). Espiare in vita, pertanto, è già un assaggio di eternità.
11 Settembre, 2019

La scrittura annoia solo quel poco ancora disponibile ad un otium insensato.
10 Settembre, 2019

Giovarsi della malinconia è mantenere desta la coscienza in un odore di incendio. Tutto concorre a farne un segno di grande pericolo e chiaroveggenza. Il tratto che separa il malinconico e il sapiente, l’altra figura del pensiero titanico, è il liberarsi rapido di un urlo immobile che dal primo trabocca. Si può ancora cavare qualcosa dal malinconico, la sua astuzia, il suo esalare umori, mentre il sapiente vezzeggia il niente non sapendo se rimanere grave. Solo il Qohélet vi riesce. Del malinconico è certo che non potrà mai sogghignare degli stessi esiti della sapienza. Infine, quando di notte, tramortiti, caliamo le cuffie alla ricerca di ombre, non accade niente di diverso; credersi all’inferno è ancora possibile.
10 Settembre, 2019

Debbo ad una idea ermeneutica di Pierre Klossowski quella di una scrittura fatta per non essere agita. Se alcuni vi vedessero, adombrata, la fallacia della scrittura stessa, una sorta di cattiva fede, questi si sbaglierebbero sul punto decisivo: ciò che non viene agito prorompe e trascende; è il detonare dentro i segni e per il loro compiacimento. Un orto grafico, un giardino di avvisaglie…
10 Settembre, 2019

Posto di fronte ad una creatura che non ha ancora intuito il polverizzarsi della potenza, mi chiedo se la sua dissipazione di convinta arroganza non dovrebbe invece istruirmi. Non sarebbe quello l’unico scorcio ancora percorribile per dimenticarsi? Invece l’io e una croce al merito; ecco la combinazione possibile per chi è alla ricerca di sostanza, purché accetti una sofferenza profonda e inestinguibile. Solo così riluce che la propria tenebra non è stata mai sicura.
9 Settembre, 2019

Ricordo una piazza ombreggiata, malmessa e spoglia, di un amore precoce che mi rubò l’inglese. Ma di quegli anni feroci, tra gambe e seni, che dividevano il tempo in rapidi cinema, mi rimane solo l’odore di una rossa, profondo. Fuggita infine nel suo stesso nido, un castello gualcito dal mio amore, in fondo al bosco, le dita non hanno più appreso nessun muschio, solo il tanfo di fantasmi.