Ottobre 18, 2019

Vorrei condividere queste parole di Houellebecq. Il testo mi è stato regalato da un’amica: ‘questa soluzione (l’alcool) presenta dunque i suoi inconvenienti, ma è di solito l’unica. Non dimenticare gli psichiatri, che dispongono della facoltà di concedere delle pause lavorative. Invece, il soggiorno prolungato in un ospedale psichiatrico è da evitare: troppo distruttore. Lo si utilizzerà soltanto come ultima risorsa, come alternativa alla trasformazione in clochard’ (Restare vivi). A cosa alludono queste parole? Alla scrittura: si potrebbe dire che una donna dovrebbe sposare chiunque, tranne uno scrittore. Perché egli vive tra la sua medicalizzazione e la ferita di una vita all’addiaccio in compagnia di un cane triste e fedele, ma libero. Troppo rischioso un uomo (ma anche donna) che magari ha scoperto la scrittura come incarico e, capace tecnicamente, passa notti insonni su un manoscritto. Pagina su pagina non si ottiene nulla, forse un testo eccellente, forse un testo memorabile, ma per sé nulla. Pubblicare è invece una tentazione che si dovrebbe assecondare solo per essere valutati, e quindi per non essere pubblicati. Il narcisista spesso viene pubblicato, perché sa cosa scrivere, leggendo ciò che offrono le classifiche di vendita senza spulciare vere biblioteche. Ogni giorno va dedicato ad affinare la tecnica, tentando una prosa eterea alla Jünger che esprima le proprie ‘irradiazioni’. Si muove da qui, sempre. Ma allora entriamo nel campo che dalla tecnica definisce lo stile, e quindi ne parleremo altrove.
Ottobre 17, 2019

Il mare sembra fatto per l’onda che si infrange dolente sulle rive di Anzio, la voce invece per il silenzio che sempre la inghiotte. Così, a teatro, la scena si proietta sullo spettatore e nella sua carne di oblio riposa piena di angoscia un’unica sillaba. Se il teatro possedesse un’essenza che non è più necessario scoprire allora in questa innocenza.
Ottobre 17, 2019

What are you doing the rest of your life, malinconia e pace nel vento caldo di Los Angeles…
Ottobre 16, 2019

Non credo che Cioran abbia mai sofferto, fino a tarda età, di insormontabili problemi di salute. Così, la parola ‘triste’, a differenza del tedesco traurig, designa sia uno stato psichico che una qualità morale. Della persona triste, triste magari da sempre, come stato psichico nel quale abita come una prigione, sappiamo dunque che in genere gode di ottima salute. Potrebbe anche dire, questa persona, di non sentirsi bene, senza per questo temere niente di mortale (piuttosto una variazione impercettibile dello stato). Di me posso invece dire che da sempre scoppio di salute, che il mio tabagismo, per esempio, del quale mi sto liberando rimanendo giorni interi senza fumare, mi fa un baffo. E quindi triste sì, ma non affetto da calcoli o malattie tipicamente occidentali. Quindi, se un giorno per la prima volta tossirò, ma non dal medico, saprò che è arrivata la fine. E sarà stata una vita triste o, come cantava Vasco Rossi, al massimo.
Ottobre 16, 2019

cinema nuovo… quando la diva di piede alta e severa segni taciuti accende non mi resta alla fine che uscire deluso e di un sigaro nel freddo il gusto ansimare ma subito mi scopro a osservare la luce che del resto del mio pomeriggio rende pulviscolo solo perché mi sovvenga sicuro prego davvero son qui
Ottobre 15, 2019

Giunto a questo punto, riesco a concepire una donna in un solo modo. Appena un ricordo si fissa nettamente, al risveglio, anche se non ci riscatta dal dolore, farne il pensiero di un’amica che ci abbia seguito nel sogno, e in quel pensiero annegare tutta la nostra carne fino a non consisterne più. Il pensiero appartiene all’amica, come ciò che di noi resta. Kundera disse infatti: la vita è altrove.
Ottobre 15, 2019

Talvolta si può fare una buona pesca anche tra l’usato. Chi avrà mai messo in conto deposito una vecchia edizione del Tre riformatori di Maritain? In ogni caso l’ho acquistato io per poco. Ora, la malevolenza nel tratteggiare Lutero è impareggiabile. E solo perché Lutero sarebbe ossessionato dalla carne, anche nell’espressione. in Lutero per esempio si può trovare la parola scurreggiare; oppure la parola ruttare. San Paolo tuttavia, meno volgare, aveva ben presente la porneia del pensiero (nasce tutto da lì, per cui la mente si muta in porneion, lupanare): ossessionato dalla carne anche lui? Certamente, solo che Maritain tra i grandi riformatori si è dimenticato proprio il primo, cioè San Paolo, e il suo edificio sarebbe caduto, perché di San Paolo abbiamo perso l’abitudine a scandalizzarci ed emendare (ovviamente qui dico che San Paolo è sì un riformatore, ma dell’ebraismo). Inoltre, chi viene adottato dalla Chiesa non è più un riformatore: quindi non dovrebbero esserlo nemmeno Cartesio e Rousseau. Si tratta qui di segnali di pericolo che Maritain, fedele alle proprie tare, ha visto solo sul cammino di una Chiesa che avrebbe preferito rinnovare (non riformare) secondo un gusto fin troppo personale.
Ottobre 14, 2019

Dice Peter Handke che avrebbe voluto diventare un malinconico. Probabilmente di questa malinconia non dobbiamo immaginare niente di vicino al Dürer. Già ventenne, si suppone, un malinconico, nemmeno scrittore: un sogno, da bambino… cosa possiede quindi un ventenne malinconico? Lo è, perché quando comincerà a piacere sarà tutto finito. Invece, dobbiamo renderci inavvicinabili, al limite suscitare un odio invincibile per ciò che siamo, per la sprezzatura che nostro malgrado vela i nostri occhi di lacrime. E che una donna, quasi trappola, premia… quindi, il malinconico potrebbe sfuggire ad una sorte simile solo diventando stravagante e bizzarro, in una parola folle. Non ne ho mai visti, ma debbono esistere.
Ottobre 14, 2019

Il teatro è un’arte povera, un mestiere. Ma come un calzolaio può fare scarpe da uomo che valgono duemila euro, così chi sa mettere in scena una commedia brillante passerà a Brecht senza sforzo né supponenza: è mestiere, sempre più sottile. In Grecia il creatore era sempre un’artigiano. Del teatro come mestiere si sa anche che chi non sa fare una cosa la sa magari fingere molto bene, come cadere in scena e non rompersi un osso. Qualcosa che invece a me non piace è il gigioneggiare, che si potrebbe definire come un’estrema consapevolezza della scena, visibile soprattutto in chi dal teatro passa al cinema. Chi gigioneggia fa sé stesso, il personaggio che purtroppo è diventato nella vita.
Ottobre 11, 2019

Scrive Hans Blumenberg (La legittimità dell’età moderna): ‘ciò che potrebbe essere descritto come prodotto della secolarizzazione non è tanto la pretesa di totalità della ragione moderna, quanto piuttosto il suo dovere di totalità’. Da cosa può derivare questa attribuzione, che qui voglio leggere nel modo più largo? La vediamo tipicamente all’opera negli orfani del mandato educativo del partito (la socialdemocrazia nella sua interezza), i quali, non sapendo più applicare la ragione nelle sue finezze, la indirizzano per esempio verso la lettura della cronaca nera o sportiva (perché ancora ‘devono’ misurarsi con qualcosa). Confrontati però con problemi come la salvezza o, per rimanere in ambito laico, la complessità del cosmo, iniziano ad annaspare come se il dovere di totalità non riguardasse più queste questioni (la chiesa cattolica legittimamente diceva di essere divisa in chi sa e in chi semplicemente crede). Abbiamo dunque isolato due fatti: la fine del mandato educativo del partito e la ricchezza delle possibili questioni, sempre più ampie. Siamo non più al dovere di totalità della ragione, bensì al suo naufragio, di cui forse i postmoderni, qui correttamente, hanno visto gli effetti. Ma non si deve ridurre la necessità filosofica al canto del cigno della modernità e al suo surrogato. Al limite questo può essere definito nella musica ‘pop’ (un super-genere, anche questo in fase di dissoluzione), nell’arte contemporanea, nell’architettura, mentre nessuno ci convincerà mai che un’epoca di grande infelicità possa redimerci in alcun modo, al di là di queste distrazioni. Sarebbe una cosmesi il cui marketing ci assilla dovunque e sempre più.