il Joker è un film, non memorabile ma ben congegnato, che innanzi tutto presenta il fardello della malattia psichica in una società che ne ha paura ma non la perdona, per quanto sia endemica. Il Joker, se vogliamo, è malato di riso, ma anche malato da riderne. E non perché sia divertente, tutt’altro: qui si ricorderanno almeno due film di Scorsese che sono intessuti al Joker, Re per una notte e Taxi Driver. Il Joker crede di poter far ridere, vorrebbe in realtà, lo fanno ogni momento le persone normali che, in una parola, possono essere leggere: purtroppo è solo patetico (ecco quando fa ridere, a sue spese, ed è anche unheimlich); quando se ne accorge, perché la sua esistenza è unicamente quel dolore personale e familiare dal quale è inghiottito, allora decide di uccidere, dal momento che non si accetta una pistola se sai che non la userai mai (e se vi fosse anche un dissidio intorno ad una omosessualità latente che si esprime nella danza?). Gotham City d’altro canto è sempre più simile all’allucinazione di una città dove chi comanda vorrebbe poter eliminare liberamente quelli come Joker, che invece iniziano una rivolta da principio strisciante quando viene diffusa la notizia di un ‘pagliaccio’ che ha ucciso in metro tre di Wall Street. Il film, che non è aiutato in ciò dalla colonna sonora (banale, che dire invece di Bernard Herrmann in Taxi Driver?), tenta di sollevarsi a livello di puro incubo, quale verrebbe richiesto dal Joker e da uno straordinario Joaquin Phoenix, presentando la trasformazione da Arthur, dove tutto ha inizio, al Joker. Phoenix regge, il film no, e questo perché manca il regista, e manca come si diceva la colonna sonora, se alla sceneggiatura inoltre avesse lavorato un Paul Schrader non saremmo infine qui a lamentarci. Adatto ai palati contemporanei e insufficiente per quelli educati al passato del cinema dobbiamo però soffermarci almeno per qualche riga sulla metafisica del Joker, cioè sulla sua natura di antagonista puro. Molti cadranno nella trappola per cui il Joker potrebbe dar vita ad un movimento, mentre egli potrebbe in realtà ispirare solo una disordinata sommossa. Il Joker è il vostro incubo perché il vostro incubo si è moltiplicato ad ogni angolo di strada ma non ha forma. E proprio perché non ha forma muta molto velocemente, riesce ad insinuarsi non meno del fight club anche dove meno uno se lo aspetterebbe. Idealmente, dovrebbe essere Gotham City che finalmente in una notte dionisiaca si ciba di se stessa: la saga è stanca, la città viene consegnata al nichilismo dell’antagonista, il Joker ha da sempre vinto (perché noi siamo lui). Non esprimo un giudizio sul film, che in fondo non mi è piaciuto molto, ma su Phoenix sì: credo, non me ne vengono in mente altri, che attorialmente possa ancora migliorare, verso interpretazioni definitive come questa. In un film dove si vede anche il vecchio De Niro (ricordate Re per una notte e Taxi Driver?) non è affatto male. p.s. Il film lascia la strana impressione che non tutte le scene siano state girate da Phoenix. Non verifico perché il contrario accrescerebbe la statura di un’impresa notevolissima…

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