Vorrei condividere queste parole di Houellebecq. Il testo mi è stato regalato da un’amica: ‘questa soluzione (l’alcool) presenta dunque i suoi inconvenienti, ma è di solito l’unica. Non dimenticare gli psichiatri, che dispongono della facoltà di concedere delle pause lavorative. Invece, il soggiorno prolungato in un ospedale psichiatrico è da evitare: troppo distruttore. Lo si utilizzerà soltanto come ultima risorsa, come alternativa alla trasformazione in clochard’ (Restare vivi). A cosa alludono queste parole? Alla scrittura: si potrebbe dire che una donna dovrebbe sposare chiunque, tranne uno scrittore. Perché egli vive tra la sua medicalizzazione e la ferita di una vita all’addiaccio in compagnia di un cane triste e fedele, ma libero. Troppo rischioso un uomo (ma anche donna) che magari ha scoperto la scrittura come incarico e, capace tecnicamente, passa notti insonni su un manoscritto. Pagina su pagina non si ottiene nulla, forse un testo eccellente, forse un testo memorabile, ma per sé nulla. Pubblicare è invece una tentazione che si dovrebbe assecondare solo per essere valutati, e quindi per non essere pubblicati. Il narcisista spesso viene pubblicato, perché sa cosa scrivere, leggendo ciò che offrono le classifiche di vendita senza spulciare vere biblioteche. Ogni giorno va dedicato ad affinare la tecnica, tentando una prosa eterea alla Jünger che esprima le proprie ‘irradiazioni’. Si muove da qui, sempre. Ma allora entriamo nel campo che dalla tecnica definisce lo stile, e quindi ne parleremo altrove.

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