sollevata sul ferro di una panchina sotto foglie che io volevo ippocastani bionda e scalzo il piede mi vedevi giocare durò infiniti giorni e mai sembrò invecchiassi per un abbraccio che infine mi avrebbe consolato quando ti avessi una seconda volta vista la stella fu quindi sempre lucente e lontana e quei piedi io ricordo il cui calcagno tremò acquitrini mentre il seno truce al nemico porgevi fu eroico il tuo gesto e proprio me vincesti se adesso nel tempo riappropriato l’eterno in quella stella nascose

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