(continua)… ovviamente non si vuole dire che la parola si riduca ad arte plastica e rappresentativa, proprio perché ciò non sarebbe altro se non un mezzo, uno schermo all’essenza della parola, che invece nel suo dirsi deve fare, deve produrre un evento. Così è assurdo rappresentare per esempio la parola sontuoso, fare del corpo uno strumento a quel fine magari tacendo la parola stessa perché la si indovini. Il corpo deve farsi evento di ciò che normalmente, tipicamente è sontuoso, inanellandosi in un enunciato performativo che consenta questo evento. Si vedrà allora che un mutamento intercorre tra le maglie del reale, una novità che non è soltanto parola, ma la sua appartenenza al corpo. Qui vengono a confluire la liturgia di Grotowski e l’eccesso di Artaud (insieme al concetto di stereotipo), del quale spero di capire ancora qualcosa.

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