Forse un equivoco sta ingarbugliando le opinioni su the Irishman, che ho visto ieri sera (versione originale). Si tratterebbe o no del solito film sulla mafia americana? Affidandosi peraltro ad un Joe Pesci (esempio tra tutti) che pare già aver detto tutto? La mia opinione è che si tratti invece di un film sulla famiglia, quella dell’irlandese che dà il nome al film. Certo, egli diventa, da corriere, un affiliato, perché il solito Joe Pesci sa puntare su di lui. Ma sullo sfondo sta il drammatico rapporto con le figlie. Sufficientemente rigido in casa e brutale al di fuori, le figlie non solo lo temono, ma una di esse, al corrente dell’irreparabile, decide di non parlargli più (esattamente come il padre, che non dirà mai niente ai federali). Qui Robert de Niro deve dare profondità ad un personaggio che ha perso la famiglia, in ogni senso, per appartenere ad una famiglia più grande e implacabile. Tutti, prima o poi, muoiono nel film. Solo a lui è riservata la dannazione di sopravviversi. E quell’anello, che suggella il rapporto instauratosi tra un siciliano e un irlandese, è la sua condanna. Ma parliamo anche di altro. Purtroppo siamo abituati al gigioneggiare di Al Pacino in ogni film che fa (tranne Donnie Brasco). Siamo stufi delle sue prestazioni sopra le righe e dobbiamo dire che nel film di Scorsese gli viene lasciata mano libera per un personaggio che dovrebbe non solo trascinare ma anche spaventare. Invece finisce nella trappola di un continuo show. Tempo fa ho visto die Walkürie di Wagner al cinema in diretta dal Metropolitan di New York. Lo rammento qui perché allora avevo ravvisato lo stesso difetto. Ovviamente, giunti al fatidico momento della cavalcata, un pubblico evidentemente non educato doveva godersi lo show (pubblico educatissimo quello del Metropolitan, ma sono fatti così)… Non voglio essere troppo netto su Al Pacino, perché in fondo almeno la testardaggine del personaggio viene resa con estrema accuratezza (egli non vuole cedere alle velate minacce, ai ‘messaggi’). La scrittura del film è ottima, dal momento che Scorsese, per preparare lo spettatore ad un film molto lungo, impone un ritmo lento fin da subito. Un problema poteva essere rappresentato dal fatto di ringiovanire gli attori, problema risolto dal digitale. Ma qualcuno ricorderà che altri autori, mi riferisco a Tarantino, il digitale lo aborrono. Voto 9 perché io Scorsese lo adoro, ‘quasi’ tutta la sua filmografia. p.s. Per rintracciare un Al Pacino al massimo delle sue possibilità e molto meno egocentrico si riguardi per esempio quel pomeriggio di un giorno da cani

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