Di Isaia 6 si può dire moltissimo che io non so. Eppure mi sorprendono sempre almeno tre passaggi. Innanzi tutto, e qui lo rendo nella traduzione di Ceronetti, la purificazione: ma venne a me volando un serafino e un carbone rovente aveva in mano preso con pinze di sopra l’ara con quello tocca la mia bocca e dice… il carbone rovente ha il significato di abolire, annientare, annullare la colpa. Poi Dio si chiede chi manderà a profetizzare per il popolo quando il popolo stesso rimarrà cieco, ed è lo stesso Isaia a dire di mandare proprio lui. Infatti il tempo di espiare è finito. La profezia si compie nella cecità. Ma fino a quando chiede Isaia? Fino a quando non rimarrà che ceppo di quercia stroncata, come stele di un sepolcro. Qui si vede che la traduzione di Ceronetti non ammette speranza, quella che sarebbe intesa da un resto identico alla discendenza santa, da indovinare nel ceppo che pur rimane. La profezia agisce mentre il popolo viene annientato. Il tempo è finito. Ieri ho detto che in fondo un’altra cultura, quella romana, aveva gran cura della pax Deorum, e non ammetteva un trattamento così duro dalla divinità. Qui invece abbiamo la quasi completa distruzione, se anche ammettiamo una minima, apparentemente insignificante, discendenza santa, di fronte alla distruzione stessa. Peraltro, aveva buon gioco il cristiano Agostino a dire che nemmeno la pax Deorum aveva impedito il saccheggio di Roma da parte dei Visigoti nel 410. Di tutto quel capitolo l’immagine che più mi rimane è quella di Isaia, che si propone a profetizzare, ovviamente dopo l’abolizione della colpa da parte del serafino. Un’altra immagine che mi colpisce è questa. Isaia non si copre nemmeno gli occhi, mentre i serafini sì, sono tutti alla presenza di IAH TZEBAOT. Allego due note di Ceronetti. I serafini sono Brandwesen (esseri di fuoco). Inoltre, per dire che si coprono le pudenda si dice che si coprono i piedi, come altrove nel Tanakh, forse per dire che il fuoco scostandosi ai lati rivela un’immaginaria intimità, visto che è difficile pensare che non abbiano sesso.

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