Sto continuando a fare teatro. Il fine settimana, da venerdì sera, è stato occupato da un laboratorio quasi ininterrotto di più di venti ore. Mi era stato detto in passato che avevo una bella voce. Ma non è questo il punto. Si deve prima lavorare sulla dizione. E ho scoperto che intuitivamente evito taluni errori comuni, per esempio so quando aprire una e. O quando chiuderla come in perché. Ci sono colleghi che malgrado il segno grafico la aprono. Dopo la dizione, per la quale ci sono esercizi, ed è infatti migliorabile se la parte richiede di parlare in dizione (recentemente ho visto Martin Eden, in cui si parlava con accento napoletano), si lavora per esempio sul chiudere le finali. Un collega un po’ piacione non le chiudeva. Ma anche la finale di parola va scandita chiudendola. L’effetto altrimenti è pessimo, quello di una voce diaframmatica strascicata che vorrebbe avvolgerti: è un trucco da due soldi, un nastro, perché a questo assomiglia la frase, che ti soffoca. Questo trucco peraltro è quasi simile a quello di rendere il timbro naturale più caldo di quanto non sia. Ma non si lavora sulla voce, si lavora con la voce che già hai. Un altro aspetto affrontato è la pausa. Come gestire per esempio una virgola messa dall’autore del testo? E se invece facessi una pausa fittizia dove la pausa non c’è ma prendessi un sorso d’aria e lavorassi sulla dizione del resto della frase? Oppure, in una domanda, si può fare cadere il punto interrogativo prima della fine della frase, per gestire il resto quasi come una incidentale che non produce l’effetto del tono che si alza progressivamente. Inoltre, la pausa è il momento interno al testo che evita almeno per metà una lettura monocorde, e consente di concentrarsi su articolazione e tono (e uno spettacolo monocorde addormenta tutti). Mi rendo conto che scrivendo anche io frammenti e rileggendoli, sulla lettura sono avvantaggiato. Sulla memoria ancora non so. Sto imparando da questa mattina un testo, per la prossima volta, da A piacer vostro di Shakespeare (insieme ad altri due). Ora ho detto quello che va, ma quello che non va? La postura è talmente chiusa che il regista mi faceva tenere in mano una scopa (che è dritta e rigida). Inoltre, la ragazza che ci faceva dizione ha notato una impercettibile vibrazione nel corpo, che si trasmette al colore della voce. Rimane il fatto che lei ha parlato di una qualità da doppiaggio, potrei pensarci, mentre una mia collega ha detto per prendermi in giro che con una voce così potrei moderare la via crucis sulla rai. Infine i volumi. La ragazza che ci faceva dizione li ha giudicati bassi, mentre il regista, che comunque non stava sulla scena, ha detto che la mia voce arriva. L’essenza del teatro secondo me sono le prove. Non tanto andare in scena. Per fare una cosa così bisogna essere pazzi.

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