Mi sono fatto una idea del primo laboratorio sulla voce (quello preparatorio, che esclude la drammatizzazione). Mi riferisco in particolare all’esercizio che consiste nel tenere una matita stretta tra i molari. Pronunciando così una battuta o un testo più ampio, ovviamente la bocca è impedita (non la fonazione, perché le vie sono libere). Pronunciando la stessa cosa senza matita si ottiene una migliore articolazione. Ciò comporta anche una maggiore consapevolezza di quanto, all’altezza della bocca, sia necessario per pronunciare molti fonemi. Ma perché pronunciare in dizione se il testo non lo specifica? Potrebbe per esempio prevedere liberamente una inflessione napoletana. Perché dunque in dizione? Purtroppo, e di questo sono convinto, le inflessioni, non i dialetti o le lingue, sono brutte. Un alto atesino che parla italiano come se avesse appena traslocato da Lipsia è una macchietta. Stessa cosa, per esempio, per un pugliese. Inoltre, se come dicevo ieri si ha difficoltà a distinguere tra i rispettivi due fonemi della e e della o, non solo non si pronuncia in dizione, ma la pronuncia della parola in italiano è scorretta. Mi sono reso conto che la maggior parte dei miei colleghi, richiesti di avvalersi dei due accenti acuto (come in perché) e grave (come in è) per accentare tutte le parole, sbagliava, e l’errore derivava dalle inflessioni dialettali. Ovviamente questi ragazzi non avevano problemi a scrivere in italiano, solo a dirlo. Allo stesso modo sbagliavano le o. Quando ho letto il mio ultimo testo, e ne avevamo sentite di tutti i colori, c’è stato un attimo di silenzio, non perché stessi drammatizzando (la lettura era neutra sebbene non monocorde), ma perché l’italiano che stavo rendendo scorreva ed era più ampio, non come quando si aprono tutte le e, per dirne una. La voce inoltre ti avvantaggia. Se il tuo timbro è buono, o addirittura eccellente, un sussurro può anche bastare, non si sobbalza sulla sedia come se parlasse Lino Banfi (non disprezzo la vecchia commedia italiana anni ’70). Comunque, ho circa settanta pagine da studiare, solo sulla dizione. Sono pagine con esercizi. Il testo che invece stavo studiando ieri l’ho mandato a memoria, è il famoso monologo in A piacer vostro di Shakespeare che inizia così, ‘tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne non sono che attori’. Il mio maestro di teatro è molto bravo, soprattutto perché si diverte, ma ovviamente non bisogna essere permalosi, perché, quando mi faceva parlare con una scopa in mano, i permalosi se la prenderebbero anche troppo. Ho deciso infine di entrare a far parte della compagnia, non perché si abbiano delle parti, ma perché potrebbe accadere, e, una buona volta, quella tensione, quella vibrazione, si sciolga dicendo Prospero, dall’opera di Shakespeare che preferisco: la Tempesta, dove Ariel comanda i venti.

Lascia un commento