Peter Sloterdijk, di cui sto leggendo Sphären, dedica pagine molto accurate alla placenta. Non sembrerebbe che in questo organo si nasconda qualcosa di molto interessante. Infatti non più, oggi, trattando la placenta al più come residuo e rifiuto. Correvano tempi in cui a certe latitudini la placenta veniva sotterrata e, se il neonato era maschio, in quel luogo si piantava un albero di pere, se il neonato era femmina, si piantava un albero di mele. Irradiavano da questo organo simboli che avrebbero accompagnato il neonato come Euridice, la quale sparisce. Dice Sloterdijk: ‘il regalo d’addio di Euridice a Orfeo è lo spazio in cui i sostituti sono possibili’. E infatti, qui ne va di un doppio originario, indissolubilmente legato ad un feto, fintantoché non giunge la separazione e, con il taglio del cordone, il battesimo dell’individuo. Da allora, per ciascuno, si apre un cammino di solitudine. Thomas Macho, di cui posseggo Metafore della morte, ha tenuto, nell’anno accademico 1995/96, un seminario sulle tecniche di solitudine all’università Humboldt. Suppongo che questo seminario andrebbe aggiornato. Comunque, questa la tesi di Sloterdijk, le tecniche di solitudine sono destinate proprio ad essere assorbite da collettività totalitarie. Che tu scriva, che tu fotografi, che tu dipinga, un unico destino è preparato. Paradossalmente, senza che quella solitudine venga scalfita: anzi, essa alimenta una tecnica pronta ad essere maneggiata nel suo contenuto, ad essere resa, come si dice oggi in modo neutro, informazione. A queste tecniche, come spiega Sloterdijk in un altro luogo, è congeniale purtroppo il cogito cartesiano (cogito, penso, ergo sum; da notare che non è una deduzione). Invece, è da qui che si potrebbe muovere, con una traslazione sottile: si pensa a me, dunque sono (an mich wird gedacht, daher bin ich). Oppure, in modo ancora più accurato, cogitor a Deo, ergo sum. Prima di cercare il nostro luogo nelle collettività totalitarie, riconoscere che il nostro bisogno è di essere pensati, poiché, se non siamo pensati, non siamo in nessun modo.

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