Ieri ho visto l’ultimo film di Polanski, L’ufficiale e la spia. Da Il coltello nell’acqua in poi, Polanski ha quasi sempre girato film che sanno turbare e avvincere, con un senso dell’assurdo che gli è peculiare (non a caso qui si utilizzerebbe la parola unheimlich). Non nell’ultimo film, che però, a mio parere, si rifà abbastanza chiaramente a L’inquilino del terzo piano. Se, come svariati critici hanno detto, L’inquilino del terzo piano riguarda la questione ebraica, ossia il fatto che il protagonista, cioè il locatario, sia perseguitato dai vicini pur non facendo niente che motivi questa persecuzione, allora mi ritornano in mente le parole di un altro ebreo, Jakob Taubes, che con amara ironia diceva che purtroppo gli ebrei della diaspora non devono mai dare nell’occhio (e se ne lamentava, lui che era decisamente estroverso). Dreyfus è la vittima perfetta, infatti chi meglio potrebbe incarnare il traditore da dare in pasto al popolo francese (di cui peraltro gli ebrei facevano parte a pieno diritto)? Non mi dilungo sul film, che si fa apprezzare per il taglio filologico a cui mancano forse figure veramente umane, tra cui lo stesso Dreyfus. Piuttosto rinnovo la domanda di Marurice Blanchot: che ne è degli intellettuali? E, ponendo questa domanda, ha ancora senso chiedersi che ne è degli intellettuali se una tale élite, cui spetterebbe un giudizio insieme alto e veritiero, apparentemente si è disfatta? Allora il film di Polanski saprebbe educare, con una precisazione piuttosto cupa: tempo fa una persona mi ha detto di essersi addormentata guardando l’ultimo film di Tarantino: sorpreso, le chiedo se conosceva la storia che aveva ispirato il regista. Effettivamente non la conosceva: allo stesso modo, suppongo che quasi nessuno, tranne la minoranza che va a vedere Polanski (che sembra nutrita solo nei foyer dei cinema), conosca il caso Dreyfus. Quindi, da qui bisogna porre la domanda: che ne sarà degli intellettuali? O si è girato soltanto l’ennesimo film? p.s. Cito Blanchot perché ritengo che se si continua a coltivare la filosofia politica non sia per aggiudicarsi posizioni accademiche ma per gettare sguardi sul reale, a cui appartengono anche i film.

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