Dicembre 29, 2019

Forse Gesù ci dice di ‘chiedere’ unicamente per una ragione. Se pregassimo attendendo che il fiat voluntas tua esprima una necessità che rimane dal nostro punto di vista impersonale, cadremmo nel fatalismo pagano. Invece, sia fatta la tua volontà per ciò che ti chiedo…
Dicembre 29, 2019

Tipiche affermazioni del super io, come ‘devo essere inflessibile con me stesso’, ‘posso (dunque devo)’, sono spesso il più immediato e fallimentare rimedio all’accidia. Il corpo sa che l’accidia non è più confinata nei monasteri, ma consuma chiunque. Tuttavia, forte di questo sapere, non può trovare ovviamente una via d’uscita nella tirannia del super io, che invece lo confronta ineluttabilmente alla sua inadeguatezza. Seguire il corpo, non credere ai maghi dell’energia (del sentire le proprie energie e di esprimerle), seguire soltanto il corpo: ecco forse, per un istante di una giornata qualunque, una scintilla di beatitudine.
Dicembre 26, 2019

Scrive Alain Badiou, ispirandosi a Lacan, che ‘il mondo di una verità amorosa fa apparire un due assoluto, un’incompatibilità fondamentale, una dirompente separazione’. L’amore, dove il due si congiunge e ricongiunge incessantemente, è un universale contingente di cui non sappiamo nulla, se non che organizza una scena di separazione. Cosa fa il soggetto reattivo di questo soggetto fedele che riesce a subordinare? Il soggetto fedele è immerso nel presente della scena ma, subordinato, quel presente viene estinto nella ‘coniugalità’, ancora meglio, nel contratto (è la china attuale). Il soggetto oscuro, che subordina da subito il presente nella sua interezza come inconscio, ne esige un destino fusionale incarnato da C. Giustamente Badiou vi ravvisa la pratica della confessione perpetua, della fedeltà minuziosa e mortifera. Queste note preparatorie le traggo da Logiche dei Mondi e dispiace un poco che un testo più articolato sulle verità artistiche politiche amorose e matematiche non sia tradotto in italiano (Conditions, che ho ordinato in francese). A dire il vero, la lettura di Badiou mi sta invogliando a gettarmi negli studi per scrivere un libello contro lo stato etico (il materialismo democratico, come lo chiama lui). Subito mi si presenta un problema: quello dell’umanitaresimo cristiano che sembra autorizzato dai vangeli. Qui la domanda è quella che chiede delle verità eterne che rendono il soggetto immortale. Come reperirle al di là della rivelazione? Ovviamente, come vogliono invece il materialismo democratico e il postmoderno, non esistono solo corpi e linguaggi, non siamo confrontati soltanto al faccia a faccia del godimento. Ma la via della rivelazione biblica non viene seguita nemmeno da Simone Weil, autrice che amo alla follia. Eppure, quanto alle procedure di verità, non saprei da dove muovere. Faccio un esempio: Badiou parla della rivolta di Spartaco in relazione al soggetto fedele. Perché, in ultima istanza? Perché le verità politiche sono ‘invarianti comuniste’… Ecco la risposta… Ma io, a differenza di Badiou, non sono allievo di Althusser, mi devo dunque muovere sicuro senza punti di riferimento in quel territorio che Simone Weil, da mistica, ha percorso senza diventare pretesca.
Dicembre 23, 2019

Ieri, passeggiando solo e in su e giù per la via dei negozi in attesa di un appuntamento, ho incrociato il passo della persona più sola che conosca. Lo ricordo ancora perché di pomeriggio frequentavamo lo stesso bar. Se io potevo apparire come un flaneur, a tratti con un libro, lui guardava nel vuoto, certo non me, di fronte ad un caffè bevuto già da due ore. Non attendeva nessuno, era dimesso, un’aura mite ma dignitosa. Ieri però non era solo: ecco, ho pensato, il padre. Parlavano: lui portava un cappotto nuovo di zecca. Il padre era venuto a trovarlo. Faccio nuovamente la stessa via e li incrocio, soli, del tutto sospesi sul caos dei regali, delle compere, della volgarità. Applaudo, grido, o almeno questo è quello che accade nella mia testa. Purtroppo non so più in quale bar abbia deciso di invecchiare. Nel solito hanno introdotto il servizio al tavolo per darsi un tono. E io, invece, ho trovato il mio appuntamento, forse vergognandomene un po’.
Dicembre 20, 2019

Persone piatte, prive di scrupoli, stanno pianificando una società etica che porrà fine alle nostre libertà (poiché anche la libertà è gravosa, scabrosa). L’eticità della loro azione non si può sottacere. Di fronte al dolore, al tremore, non resta che rubare almeno un attimo per sprofondarsi in una dose di eroina, e non sorprende che proprio gli oppiacei siano la cura del nostro testo drogato. Tutto questo solo per rivendicare le più folli pretese dell’individuo, che prima invece viveva nei luminosi interstizi del reale. Si chiamerà stato etico. Vediamo nel complesso ciò che accade, ricordando la felice intuizione di Klossowski intorno a Sade: ‘un superamento deve produrre il successivo, e quando in questo modo si ripete, allora si ripete, in Sade, il più delle volte attraverso un’azione che rimane una e la stessa. Giammai questa azione potrebbe superarsi. Ogni volta la sua immagine si rappresenta come se quell’azione non fosse mai stata agita’. Si è molto spesso notato che il negativo del concetto di libertà in Kant è proprio la scrittura di Sade, perché egli deve poter volere ciò che è nelle sue possibilità: quindi, innanzi tutto, ‘deve’. Ora, si può cancellare l’orizzonte sadiano della libertà dal nostro agire? Si può negare alla libertà la sua scabrosità, laddove, fino al suo limite indicibile, il paradosso è che l’azione, conosciuta fin nei minimi dettagli, non è mai stata agita? All’opposto abbiamo i tentativi dello stato etico, della sostanza etica dello stato, che è prodotto, non più come in Hegel, da una fanatica adesione, la quale può adesso indirizzare tutte le più folli pretese dell’individuo alla realizzazione della sua paranoia. Lo stato etico, divenuto uno stato fondamentalmente paranoide, è forse l’esito delle democrazie liberali e rispetto a queste ben vengano tutte quelle ricostruzioni che a partire da una società lacerata, la quale adora solo l’idolo della giustizia, vogliono rivendicare modelli finalmente imperfetti.
Dicembre 19, 2019

Un simpatico caso di serendipità mi è accaduto questo pomeriggio. Giorni fa parlavo della prima battuta di Macbeth nell’opera omonima: ‘non ho mai visto un giorno più brutto e più bello’. Leggendo l’Elettra di Sofocle trovo invece questa battuta di Elettra: ‘sappi che tu sei l’uomo che, in un giorno solo, ho più detestato ed ho più amato’. Senza dilungarmi sui due testi, che sono affini ma non identici (cosa tipica della serendipità, che procede per indizi scomposti), la memoria si alimenta di questi incroci un po’ strani, da cui si può ricavare l’intera storia narrata. La memoria infatti ricostruisce ciò che si lascia facilmente fissare, anche procedendo come qui su piani paralleli. Un altro pensiero: per oggi. L’Apocalisse di Giovanni dice che i tiepidi verranno vomitati: ma non sono io stesso uno di quei tiepidi? Da cosa potrei infatti indovinare che la fede mi stia consumando? E se d’altro canto non avessi, intorno a me, che esempi di tale tiepidezza? Solo una fede estuante, adesso, solo il gelo dell’Apocalisse, solo la cloaca della Gloria, riuscirebbero a smuovere queste pietre per farle finalmente rotolare alla base del vulcano.
Dicembre 13, 2019

Un giorno di pioggia, d’inchiostro, su questa lettera di nero sangue, e gelido, mi ricorda il verso di Baudelaire: ‘voi mi atterrite, immensi boschi, come se foste cattedrali. Quando urlate come l’organo l’eco vi risponde dei vostri de profundis…’ Mi pare di sentire quell’organo possente, quasi mi inseguisse in una conosciuta stanza che non è più ricovero se non dell’accidia, illuminata di giallo. Il mio cuore conosce sotterfugi musicali, trae bellezza cupa da una sola voce profonda, dalla risposta squillante, dall’accordo e dalla fuga. Ma la morte egli non la può consolare, se non immaginando tra i frati di dire il Rosario. E la morte piega il suo teschio in un abbraccio… lo sappiamo, solo le pagine dei Padri della Chiesa vanno qui rievocate. La pioggia, a queste latitudini, è fatta per convertirsi.
Dicembre 12, 2019

La vorrei quasi come te, con le gambe quasi come te, canta Iggy Pop, e altrove: che non abbia passato, che non faccia scherzi. Si tratta del primo album solista di Iggy Pop, coadiuvato da David Bowie nel loro periodo berlinese. Cioè nei settanta: il fatto che i due abbiano messo un sassofono su una delle due tracce rende ancora più spettrale quello che sembra un jazz mancato. Vorrei che cantasse. (Oh Cristo,) vorrei che cantasse! Mi rendo conto che di questo album ho sempre soltanto apprezzato Nightclubbing.
Dicembre 10, 2019

Avendo dato per scontata la lettura dell’articolo di Genna non mi sono soffermato a riassumerlo, solo ad indicarne la promessa (chiedere, all’infinito, questo il titolo). Ritorno a discutere un aspetto, legiferare sugli aspetti relazionali o sul fine vita. Sarebbe di gran lunga più saggio lasciare questi aspetti non normati, permettendo alla libertà di esprimersi a condizioni date. Insomma applicare il concetto del vuoto giuridico dove la giurisdizione non ha alcuna pretesa da accampare. Questo l’effetto paradossale delle parole di papa Francesco, tali per cui non potrebbe essere imposto neppure un divieto.
Dicembre 10, 2019

Sto finalmente riscrivendo gli appunti qui accanto, le bozze per un libertarianesimo cristiano, per farne un breve saggio compiuto e intelligibile in tutte le sue parti. Ho incontrato nel frattempo un articolo di Giuseppe Genna, ben fatto e ricco di prospettive. Qui egli scrive: ‘è, in pratica, il mandato che costringe la nostra contemporaneità a una verifica dei poteri, a partire da quello che si incarica di parlare il linguaggio dominante’. Ora, sebbene non esista né un linguaggio dominante né una contemporaneità che non ricada da sempre nella modernità (e non nella sua negazione postmoderna), si può muovere da quest’incarico, che non è un ‘in pratica’ ma coinvolge la riscrittura del reale parlando un linguaggio comune ai più. Genna poi cita il Pasolini dell’io so, dacché egli sapeva senza indizi né prove. Massima forma di riscrittura, verrebbe da dire. Un esempio è il connubio tra apparati funzionali e interessi, come nel caso della sanità. Ovviamente i livelli di profondità di questo apparato (il deep state) sono molteplici. Perché tuttavia in passato la riscrittura del deep state è caduta nel cosiddetto complottismo? Perché per esempio quando si parla di finanza molti ancora accusano un inesistente complotto ebraico? A me è addirittura capitato ad un seminario teologico, da cui sono fuggito a gambe levate! Solo chi esercita il domandare come raffinata arte libertaria non cade in questi errori, solo chi si avvale invece del complottismo come prefigurazione del linguaggio dominante, e dunque potenzialmente oppressivo, ha già le risposte, senza saper chiedere nessuna domanda. Ma siamo davvero sicuri, e a quale nome, che si dovrebbe legiferare sul fine vita o sull’amore? Se davvero, come vuole dirci papa Francesco, non esiste giurisdizione che possa legiferare sulla vita, allora prendiamo sul serio queste parole e diciamo che la vita è indisponibile. Nello stesso senso ricordiamo però che si è sempre scritto sul suicidio, quasi a prefigurare una eccezione. Legiferare sull’amore? Non sarebbe piuttosto la torsione attuale tra la libertà, che non vorrebbe essere domata, ma solo gustata, e un diritto che le si avvince, per creare una casuistica sempre più raffinata? Si può fare, ma, nello stesso tempo, non sembra essenziale farlo da nessun punto di vista, a meno che si ritenga che la libertà debba essere sempre positivamente sanzionata. In altri termini, la libertà dovrebbe accadere: in ciò consiste tutto il libertarianesimo. Tanto è vero che gli apparati funzionali, una volta passati ai raggi x e per così dire scremati, rimangono intatti, mentre non si dà più quella furia giuridica che consiste nel perenne emendamento dell’emendamento in vista di una purezza giuridica che non si darà mai nell’ordine temporale consueto. Al momento non so dire altro dell’articolo, se non che il suggerimento di non muovere dalle risposte è sempre la premessa di ogni riscrittura.