Da quando ho letto Macbeth non riesco a non pensare a quelle pagine. Nel frattempo leggo anche questa frase di Stanislavskij: bisogna sapersi conquistare il diritto di vivere in un’opera. Purtroppo non so a cosa appigliarmi. Evidentemente Macbeth è il mio doppio: egli infatti va consapevole verso l’epilogo del proprio destino. Ed è da qui che potrei cominciare a costruire il personaggio. Allora, tutte le pagine debbono essere lette in questa duplice funzione di circostanza esteriore come circostanza interiore. Evitare errori banali: è vero per esempio che ad un certo punto lady Macbeth appare nuda, ma non in piena luce. in realtà sulla scena ci sono almeno e forse non più di due candele. Oppure, gli a parte non sono tali perché stabiliscano una relazione intima con il pubblico, ma perché sono le parole che gli altri personaggi non vogliono sentire, colpevoli di un destino che non conoscono ma che grava anche su di loro: detto altrimenti, l’a parte è rivolto a loro, è una richiesta di essere ascoltato, perché se Macbeth non può nulla contro il proprio destino è legittimo sperare che qualcuno, prima della sua morte violenta, lo possa fermare. Ho atteso abbastanza per una doppia lettura: vale a dire che questa sarà accompagnata da note.

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