Un simpatico caso di serendipità mi è accaduto questo pomeriggio. Giorni fa parlavo della prima battuta di Macbeth nell’opera omonima: ‘non ho mai visto un giorno più brutto e più bello’. Leggendo l’Elettra di Sofocle trovo invece questa battuta di Elettra: ‘sappi che tu sei l’uomo che, in un giorno solo, ho più detestato ed ho più amato’. Senza dilungarmi sui due testi, che sono affini ma non identici (cosa tipica della serendipità, che procede per indizi scomposti), la memoria si alimenta di questi incroci un po’ strani, da cui si può ricavare l’intera storia narrata. La memoria infatti ricostruisce ciò che si lascia facilmente fissare, anche procedendo come qui su piani paralleli. Un altro pensiero: per oggi. L’Apocalisse di Giovanni dice che i tiepidi verranno vomitati: ma non sono io stesso uno di quei tiepidi? Da cosa potrei infatti indovinare che la fede mi stia consumando? E se d’altro canto non avessi, intorno a me, che esempi di tale tiepidezza? Solo una fede estuante, adesso, solo il gelo dell’Apocalisse, solo la cloaca della Gloria, riuscirebbero a smuovere queste pietre per farle finalmente rotolare alla base del vulcano.

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