Persone piatte, prive di scrupoli, stanno pianificando una società etica che porrà fine alle nostre libertà (poiché anche la libertà è gravosa, scabrosa). L’eticità della loro azione non si può sottacere. Di fronte al dolore, al tremore, non resta che rubare almeno un attimo per sprofondarsi in una dose di eroina, e non sorprende che proprio gli oppiacei siano la cura del nostro testo drogato. Tutto questo solo per rivendicare le più folli pretese dell’individuo, che prima invece viveva nei luminosi interstizi del reale. Si chiamerà stato etico. Vediamo nel complesso ciò che accade, ricordando la felice intuizione di Klossowski intorno a Sade: ‘un superamento deve produrre il successivo, e quando in questo modo si ripete, allora si ripete, in Sade, il più delle volte attraverso un’azione che rimane una e la stessa. Giammai questa azione potrebbe superarsi. Ogni volta la sua immagine si rappresenta come se quell’azione non fosse mai stata agita’. Si è molto spesso notato che il negativo del concetto di libertà in Kant è proprio la scrittura di Sade, perché egli deve poter volere ciò che è nelle sue possibilità: quindi, innanzi tutto, ‘deve’. Ora, si può cancellare l’orizzonte sadiano della libertà dal nostro agire? Si può negare alla libertà la sua scabrosità, laddove, fino al suo limite indicibile, il paradosso è che l’azione, conosciuta fin nei minimi dettagli, non è mai stata agita? All’opposto abbiamo i tentativi dello stato etico, della sostanza etica dello stato, che è prodotto, non più come in Hegel, da una fanatica adesione, la quale può adesso indirizzare tutte le più folli pretese dell’individuo alla realizzazione della sua paranoia. Lo stato etico, divenuto uno stato fondamentalmente paranoide, è forse l’esito delle democrazie liberali e rispetto a queste ben vengano tutte quelle ricostruzioni che a partire da una società lacerata, la quale adora solo l’idolo della giustizia, vogliono rivendicare modelli finalmente imperfetti.

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