Ieri, passeggiando solo e in su e giù per la via dei negozi in attesa di un appuntamento, ho incrociato il passo della persona più sola che conosca. Lo ricordo ancora perché di pomeriggio frequentavamo lo stesso bar. Se io potevo apparire come un flaneur, a tratti con un libro, lui guardava nel vuoto, certo non me, di fronte ad un caffè bevuto già da due ore. Non attendeva nessuno, era dimesso, un’aura mite ma dignitosa. Ieri però non era solo: ecco, ho pensato, il padre. Parlavano: lui portava un cappotto nuovo di zecca. Il padre era venuto a trovarlo. Faccio nuovamente la stessa via e li incrocio, soli, del tutto sospesi sul caos dei regali, delle compere, della volgarità. Applaudo, grido, o almeno questo è quello che accade nella mia testa. Purtroppo non so più in quale bar abbia deciso di invecchiare. Nel solito hanno introdotto il servizio al tavolo per darsi un tono. E io, invece, ho trovato il mio appuntamento, forse vergognandomene un po’.

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