Scrive Alain Badiou, ispirandosi a Lacan, che ‘il mondo di una verità amorosa fa apparire un due assoluto, un’incompatibilità fondamentale, una dirompente separazione’. L’amore, dove il due si congiunge e ricongiunge incessantemente, è un universale contingente di cui non sappiamo nulla, se non che organizza una scena di separazione. Cosa fa il soggetto reattivo di questo soggetto fedele che riesce a subordinare? Il soggetto fedele è immerso nel presente della scena ma, subordinato, quel presente viene estinto nella ‘coniugalità’, ancora meglio, nel contratto (è la china attuale). Il soggetto oscuro, che subordina da subito il presente nella sua interezza come inconscio, ne esige un destino fusionale incarnato da C. Giustamente Badiou vi ravvisa la pratica della confessione perpetua, della fedeltà minuziosa e mortifera. Queste note preparatorie le traggo da Logiche dei Mondi e dispiace un poco che un testo più articolato sulle verità artistiche politiche amorose e matematiche non sia tradotto in italiano (Conditions, che ho ordinato in francese). A dire il vero, la lettura di Badiou mi sta invogliando a gettarmi negli studi per scrivere un libello contro lo stato etico (il materialismo democratico, come lo chiama lui). Subito mi si presenta un problema: quello dell’umanitaresimo cristiano che sembra autorizzato dai vangeli. Qui la domanda è quella che chiede delle verità eterne che rendono il soggetto immortale. Come reperirle al di là della rivelazione? Ovviamente, come vogliono invece il materialismo democratico e il postmoderno, non esistono solo corpi e linguaggi, non siamo confrontati soltanto al faccia a faccia del godimento. Ma la via della rivelazione biblica non viene seguita nemmeno da Simone Weil, autrice che amo alla follia. Eppure, quanto alle procedure di verità, non saprei da dove muovere. Faccio un esempio: Badiou parla della rivolta di Spartaco in relazione al soggetto fedele. Perché, in ultima istanza? Perché le verità politiche sono ‘invarianti comuniste’… Ecco la risposta… Ma io, a differenza di Badiou, non sono allievo di Althusser, mi devo dunque muovere sicuro senza punti di riferimento in quel territorio che Simone Weil, da mistica, ha percorso senza diventare pretesca.

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