Con l’ipotesi della chiusura metafisica affermiamo che i concetti di dominio e di comando che hanno informato la fisica aristotelica e la sua lettura della filosofia presocratica, intorno alla ricerca dei principi, delle origini, e delle cause lasciano il posto ad un ascolto diverso. Se il principio infatti domina ciò che gli consegue, rotto l’incantesimo di questo legame produttivo che aveva sorpreso i filosofi quando osservavano le cose, cioè gli oggetti, che erano mosse da altro, cioè dagli uomini, si può tentare di definire l’ascolto come quell’atto improduttivo che lascia tutto così come è (soprattutto gli uomini rispetto ad altri uomini). Detto questo, l’ipotesi della chiusura è anche quella di una tecnica che non pone nuovi valori, pura durata senza scopo, ma sempre più affinata, insomma, la negazione della economia epocale che si reggeva sull’autorità e sulla sua funzione: è infatti ovvio che la tecnica trasforma, è un saper fare, è un principio, ma non come tale si costituisce in epoca, perché come epoca non ha scopo (vi si rifletta un attimo). Si tratta di concetti molto generici, non per questo universali, solo per dire che essi sono quasi traslucidi nella loro eterea consistenza. Manca un agire infatti che insieme al pensare sia ancora in grado di cambiare qualcosa. Se siamo certi di poter pensare a partire da quei concetti, si affaccia l’ipotesi che l’agire sarà genuinamente negativo, cioè aiutare la chiusura metafisica dal suo stato di ipotesi al suo stato di reale. L’ascolto è questo aiuto verso il reale, nel quale noi stessi verremo accolti, perché il reale è già lì. Simone Weil cita un frammento orfico di grande bellezza: ‘troverai presso la dimora dei morti a sinistra una fonte. Vicino ad essa si innalza un bianco cipresso. A quella fonte non andare, non accostarti’… Perché dunque non bere a quella fonte? Ella deve dire ai custodi dell’altra fonte di essere di origine celeste, di essere consumata dalla sete e di voler bere dal lago della memoria per il quale con gli altri eroi si regna. Anche qui quindi torna il motivo del principio, delle origini, delle cause, e forse anche dell’agire. Sembra quasi che dovremmo scegliere l’altra fonte, per non regnare con gli eroi, se vogliamo solo metterci in ascolto (qualcosa che richiama esperienze drogate, vorrei qui ricordare che Ernst Jünger sperimentò lo LSD con il suo creatore, o un disco come Disraeli Gears dei Cream). Ho voluto anticipare il problema dell’agire in Schürmann (cioè la parte finale), volutamente inserendo una fallacia, quella del cambiamento, poiché di tutto si ha bisogno data l’ipotesi della chiusura che non di cambiare qualcosa. Bisogna contentarsi del pensiero riappropriato, per il quale davvero con gli eroi si regna. Allora avremo scelto la fonte giusta, il lago della memoria, senza risparmiarci alternative di frammenti orfici o i Cream, cioè la pura antitesi.

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