Faccio dunque intervenire una domanda, che non è quella dell’ascolto in quanto agire (banalmente lo è, come non si sa), ma di tutte quelle esperienze le quali, per citare nuovamente il frammento orfico riassunto nel paragrafo precedente, si danno come oblio. L’alternativa è regnare con gli eroi, insieme perché non vi può essere gerarchia al lago della memoria. L’oblio avvicina all’essere che è già e non si fa cercare: è dunque sì un ascolto, ma impregnato della cosa tanto che il soggetto non può più sussistere. Esso, per esempio, è quel suono che a ragione si definisce puro. Ma qui non ne va proprio del tramonto del soggetto trascendentale? Allora perché la tradizione che culmina con Weil ha prediletto il lago della memoria? Il lago della memoria, fuori dal mito, è la padronanza del conoscere. Il cipresso bianco al contrario segnala la padronanza dell’oblio, che nulla conosce ma si trova in mezzo, tra, il reale, annegato nelle sue forme e forma esso stesso. Sembra della consistenza di un punto che ricorda, questo sì, l’uomo, ma non è più un uomo, e senz’altro non può essere quell’eroe. D’ora in avanti mi dedicherò nuovamente alla filosofia almeno per chiarirmi una cosa: agire il minimo rispetto agli altri, pensare ciò che è minimo (come figura dell’oblio), l’essere nei tempi esiodei della tecnica. p.s. Husserl colloca l’essere categoriale nel fenomeno. Si tratta di un passo nella direzione giusta, ma mantiene il soggetto. A me basterebbe traslare altrove il soggetto che appaio, per esempio nell’opera d’arte o nell’osservazione di un alveare, chissà cosa ne penserebbe Lacan.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *