21 Febbraio, 2020

Leggo due notizie che a me appaiono collegate: Zizek riscrive l’Antigone come eroina di un’etica elitaria (diciamo pure liberal). Jane Fonda dice di non comprare più vestiti così da combattere il potere. Zizek è sempre un autore attuale
18 Febbraio, 2020

Parafrasando Foucault, la più efficace tecnologia del sé è antichissima, affondando le radici in quella oralità che diede poi luogo alla scrittura. Oggi viviamo di tecnologie banali, quelle del corpo. L’ingiunzione a parlarne deriva dal fatto che sarebbe muto e neutro, dal momento che non può sorprendere. Oggi una ragazza mi ha sfiorato camminando mentre bevevo un caffè. Istintivamente ho osservato come era vestita e si sarebbe detto che avesse scelto uno stile. Ma se dovessi dire che quegli attimi siano stati decisivi, allora no. Se consideriamo invece la donna liberty ci accorgiamo di un codice, per esempio quello del colore. Dunque, il corpo è diventato muto da quando ha rinunciato ad un codice a favore di uno stile. Ma oggi il corpo diventa tecnologia del sé in tutti gli aspetti, compresi quelli della sessualità. Tuttavia, anche qui si nota la distinzione tra codice e stile. Solo nella musica si dà un caso molto diverso: Miles Davis si lamentò che nessuno mai avrebbe potuto realizzare Bitches Brew, ma anche i Rolling Stones, suonando infinitamente peggio, avevano elaborato qualcosa di più che non uno stile. E infatti anche la loro si chiama arte.
15 Febbraio, 2020

La scrittura è quel metodo che toglie dove si è messo a sufficienza. Si completa inoltre di un fraseggio ampio e tondo, che può a tratti divenire ruvido, mai mancando l’equilibrio. La scrittura è la massima che ha raggiunto la propria spiegazione, mutandosi da paratattica in ipotattica. Ogni frase contiene una massima. Che fare dei dialoghi? Spiccano perché la loro scrittura è diversa, aderisce al presente o sarebbe artefatta. Provarsi nella prosa è l’esercizio più difficile, che contesta alla poesia il primato delle lettere.
13 Febbraio, 2020

Lentamente sto leggendo alcuni libri di Robert Walser, per un solo motivo. La sua scrittura sa tacere, è sobria, soprattutto discreta, amabile e dolce. Le sue deprecabili vicende manicomiali testimoniano che recludere un uomo per stramberia sarebbe stato anche allora un delitto. All’opposto si potrebbe pensare uno scrittore dalla eccezionale padronanza, cioè Faulkner, che tuttavia doveva curare questo eccesso con l’alcol. Il libro di Walser su una fidanzata inesistente è la miglior cosa che leggessi da mesi, ma non riesco a rendere l’ambiente borghese nel quale si muove, le condizioni e le convenzioni, senonché quel testo così strano rasenta l’inno.