Parafrasando Foucault, la più efficace tecnologia del sé è antichissima, affondando le radici in quella oralità che diede poi luogo alla scrittura. Oggi viviamo di tecnologie banali, quelle del corpo. L’ingiunzione a parlarne deriva dal fatto che sarebbe muto e neutro, dal momento che non può sorprendere. Oggi una ragazza mi ha sfiorato camminando mentre bevevo un caffè. Istintivamente ho osservato come era vestita e si sarebbe detto che avesse scelto uno stile. Ma se dovessi dire che quegli attimi siano stati decisivi, allora no. Se consideriamo invece la donna liberty ci accorgiamo di un codice, per esempio quello del colore. Dunque, il corpo è diventato muto da quando ha rinunciato ad un codice a favore di uno stile. Ma oggi il corpo diventa tecnologia del sé in tutti gli aspetti, compresi quelli della sessualità. Tuttavia, anche qui si nota la distinzione tra codice e stile. Solo nella musica si dà un caso molto diverso: Miles Davis si lamentò che nessuno mai avrebbe potuto realizzare Bitches Brew, ma anche i Rolling Stones, suonando infinitamente peggio, avevano elaborato qualcosa di più che non uno stile. E infatti anche la loro si chiama arte.

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