29 Marzo, 2020

Ho appena visto un film di Joseph Losey intitolato the Servant. E proprio ieri scrivevo del rapporto servo padrone in Hegel. Cosa ha di interessante questo film, che ho premiato con cinque stelle su cinque? Prescindendo dai meriti cinematografici, è l’ideazione a interessare. Un domestico viene assunto da un giovane signore benestante londinese. Il domestico quindi si trasferisce a casa sua mostrandosi fin dall’inizio attento ma anche non privo di una certa iniziativa. Solo la fidanzata del giovane signore prova una istintiva diffidenza verso il domestico (e bisogna dire che Bogarde, come in molte altre prove, è sempre piuttosto inquietante). Non riassumo oltre la storia per porre invece una domanda che dovrebbe essere immediata: come rovesciare i rapporti di classe? Qui si esplora una sola possibilità: quella della seduzione, fino alla dipendenza del giovane signore, in un mondo che è stato devastato lentamente dall’ingresso del domestico nella sua vita, da una sostanza che potrebbe essere il laudano. La seduzione, riflettevo giorni fa, è all’opera soprattutto in quella che chiamo ingiunzione a pensare correttamente. Si tratta di una ingiunzione che limita le nostre possibilità di veder chiaro e a fondo di molti problemi, una sorta di pudore. Qui l’ingiunzione è un’altra: lasciarsi trascinare dalla seduzione, dall’impossibile del sovvertimento dei rapporti di classe in un microcosmo, la casa, che può deragliare ma non mostrarsi più giusto di ciò che ha rimpiazzato. Un passaggio inevitabile è la disperazione e qui il film si arresta, quasi a suggerirci che una facile soluzione è in realtà il miraggio di una perfezione che il film stesso non vuole ispirare. Piuttosto, il film si limita a descrivere la genesi di questa disperazione, ed è il suo merito principale, pur essendo un’opera, per nulla invecchiata, del ’63.
27 Marzo, 2020

Dapprima l’autocoscienza si riconosce in un’altra autocoscienza. Ma nella lotta per la vita una soccombe all’altra allo stato di servitù. E tuttavia, il signore, astenendosi dal lavoro, non può conoscere il presente, non può a dire il vero modellarlo, finendo per goderne come un prodotto che non ha egli stesso conosciuto: precisamente, egli non conosce la negazione, al più la osserva. Ora tanto il servo che il signore si dissolvono: il loro mito è momentaneo, essi hanno offerto una figura. Lo stoico quindi si erge, sia egli un servo o un signore, al rango di libertà in qualsiasi circostanza, ma questo stato egli non lo può mantenere, finendo per negare quella realtà sempre determinata in cui egli stesso non è (si tratta appunto della negazione, l’inquietudine della cosa ad essere ciò che ancora non è. Di fronte a questa inquietudine, nemmeno lo stoico può riconoscersi). Ciò si chiama propriamente scetticismo: l’in sé gli sfugge, cioè quello che gli appartiene. La coscienza infelice di questa vertiginosa deduzione, infine, è tale per cui essa non è ancora in sé: vale a dire che come oggetto essa può sì riconoscersi (quell’io è l’io), ma non permanervi. Quell’oggetto che è l’io per l’autocoscienza non è in sé l’autocoscienza stessa, o meglio, l’autocoscienza, in quell’oggetto che dovrebbe essere lei stessa, si scopre come estranea e scissa, come se stesse valutando qualcosa di improprio (essa è al più per sé stessa, non in sé, essa è la valutazione di un in sé in cui non si è trasposta). Infatti, solo una scissione infinita può dar luogo ad una riconciliazione infinita: ma tale riconciliazione nell’in sé non è ancora. Allora l’autocoscienza deve ulteriormente alienarsi, cercando una unità in sé dal momento che per sé essa è già appunto autocoscienza. Il discorso sul cristianesimo è facilmente riassumibile e altamente esplicativo: Dio con Gesù si è separato ma è rimasto consustanziale (è dunque in sé e per sé). Essi sono il medesimo essere, tanto è vero che attraverso il Figlio si conosce il Padre. Incidentalmente, ciò implica che Dio sia morto, e dunque che sia necessario un superamento all’età dello Spirito. Mi piace ricordare una frase di Hyppolite nella sua monografia sulla Fenomenologia dello Spirito: ‘in un momento o nell’altro della propria vita, per essere una autocoscienza libera occorre essere stoici’… Ma aggiungerei io, ciò non basta ancora. La domanda etica, cioè come devo vivere, non deve accontentarsi delle prime risposte, e bisogna solo sperare di vivere abbastanza a lungo per trovarne una appena passabile, a meno che una morte prematura non ci strappi di bocca, con il loro senso misterioso, le parole di Santa Teresa di Lisieux: che importa? Tutto è grazia.
24 Marzo, 2020

Mi piace associare al termine negazione vari sensi non esattamente rintracciabili in Hegel. Il termine negazione, innanzi tutto, si riferisce al particolare non ancora assurto a singolare per la mediazione dell’universale, ossia del concetto. Ciò che è oltre le condizioni soggettive dell’esperienza, ma vedremo subito come, detto anche noumeno, è chiaramente negazione. Poi, il particolare non è altro se non in sé ciò che è ma, dunque, è determinato in questo suo non essere l’altro. Inoltre, il particolare è il non io, non tanto perché si oppone all’io, quanto perché i due sono mutualmente esclusivi,  a meno che l’autocoscienza non ne incontri un’altra come nella dialettica servo padrone (solo il sapere è sapere sé). Poi, come Hegel scrive nella logica di Jena: il determinato come tale non ha altra essenza che questa inquietudine assoluta di non essere ciò che esso è… cioè di essere l’io che lo afferra. L’inquietudine poi non è che l’appetito, cioè la volontà, un termine chiave della filosofia tedesca tra Leibniz e Nietzsche. Questi quattro caratteri (ripeto, non strettamente hegeliani) sono al cuore di una ‘inquietudine’ filosofica che in questi giorni mi ha portato a delineare un progetto: spero coraggioso, dispero sensato. Ossia scegliere un punto dal quale possa scaturire un processo di riscrittura della filosofia occidentale prima e dopo Hegel. Arbitrariamente, avrei potuto scegliere Spinoza, ma Hegel manifesta una attualità che è dimostrata dalla statura dei filosofi contemporanei che se ne occupano: Dolar, Pippin, Brandom, Zizek e altri. Hegel è attuale non tanto dal punto di vista storico filosofico ma, come per esempio dimostra il progetto di Dolar, per la sintesi tra psicoanalisi e idealismo tedesco che è possibile articolare. Concludo dicendo che un tale progetto ha bisogno non solo di testi ma anche di un copybook in cui nessuna proposizione possa andare perduta. Infine, si tratta di un progetto eminentemente politico, per esempio nella sintesi operata da Brandom tra idealismo tedesco e pragmatismo americano. Qui opera al massimo grado la serendipità: cioè la possibilità che si incontrino casualmente nuovi dati che confluiscano come affluenti nel corso principale della riflessione filosofica. La domanda politica è la seguente: cosa significa vivere? Si tratta di una domanda a cui si espose Heidegger dopo Essere e Tempo: a quando un’etica? P.S. il particolare come negazione è anche una interpretazione del divenire…
20 Marzo, 2020

Provo ad articolare due obiezioni a ciò che ho scritto un paio di giorni fa. Innanzi tutto sulla fiducia; una persona potrebbe dirmi: io non voglio che tu abbia fiducia in me, nemmeno rispetto ad uno scopo politico più alto. Non posso rinunciare infatti alla mia libertà. Al momento non so trattare questa obiezione, sebbene creda che in fondo il termine libertà qui nasconda un feticcio (lo si potrebbe chiamare anche idolo, in termini teologici). L’altra obiezione riguarda il concetto di vicino: Freud ne riconosceva l’origine nella tradizione ebraica e poi cristiana; si tratterebbe del prossimo. Ma noi siamo al più indifferenti al vicino finché egli non si palesa in modo eccessivo ed osceno. Solo allora ci accorgiamo di un prossimo. Ma allora, come possiamo lavorare per questo prossimo, cioè elaborare un comportamento intuitivo che lo coinvolga malgrado ciò che è (e che noi magari siamo per lui)? Stranamente queste due domande coprono un problema essenziale all’interno di quelle società che presentano una maggiore varietà di culture rappresentate: la fiducia e il prossimo. Verso un nuovo dogmatismo? Questa potrebbe essere la risposta di Badiou: esistono delle invarianti (secondo lui debbono essere invarianti comuniste) che valgono in ogni contesto. Per questo anche nel passato dobbiamo agire da archeologi con molta attenzione: per esempio rispetto a Platone, che affronta il problema della schiavitù e della posizione nella società della donna (si sa di almeno due donne che facevano parte dell’Accademia). Potrebbe essere l’inizio di un corso di pensiero interessante.
18 Marzo, 2020

Nelle Bozze per un Libertarianesimo Cristiano pubblicate qui accanto delineavo la fiducia come meccanismo di soppressione dello stato, sebbene non dei suoi apparati (evidente il caso della sanità capillare). Per quanto quelle bozze siano in più parti molto grezze direi che il tema della fiducia vi è trattato purtroppo non ampiamente ma chiaramente. La fiducia è tema ricorrente, a partire dal fatto che per esempio la moneta si fonda appunto sulla fiducia. Quando una società poco o molto resiliente deve affrontare una crisi sistemica la fiducia diventa fondamentale, per l’incapacità dello stato, voluta o meno, di imporsi come farebbe se fosse in tutti i suoi aspetti totalitario. Abbiamo visto che uno stato fondato sul partito unico pare aver affrontato efficacemente una crisi sistemica senza attraversare una sommossa di tipo politico. Credo che anche in quel caso la fiducia abbia operato in due direzioni: la fiducia nel popolo maoista e la fiducia nel partito del popolo. Le democrazie si comportano diversamente e infatti in Contro lo Stato Etico ne ho parlato a partire dal concetto di libertà e di identità seriale. Quindi, come opera la fiducia? Essa è tutto ciò che possono fare almeno due persone in assenza di un grande Altro. Ovviamente è un’assenza paradossale: quelle due persone agiscono come i folli che sanno di non essere un chicco di grano ma temono che il pollo, cioè il grande Altro, non lo sappia ancora. Ovviamente due persone possono fare moltissimo proprio a partire dal fatto che possono avere fiducia l’una nell’altra. Così, si può costruire una comunità coesa dove l’autorità è debole, se non assente. Gli appelli attuali a giustificare gli spostamenti non riguardano per esempio il nostro rapporto con lo stato, ma il nostro rapporto con i vicini. Infine, la fiducia è gratuita: se chiedesse qualcosa in cambio non sarebbe più tale.
16 Marzo, 2020

Ho appena visto una intervista di Zizek alla televisione inglese. Dice una cosa molto interessante. Il virus parla della scienza, ma nella scienza non c’è niente di più profondo, deeper. Anche Heidegger, sebbene scegliesse altre parole, diceva la stessa cosa: la scienza non pensa. Tra le tante proposte di resilienza di Zizek quella di immaginare un servizio sanitario internazionale, cioè una forma di comunismo…
11 Marzo, 2020

Sto dando fondo alle mie risorse di depressione ascoltando Animals, e ricordando che una volta a Londra andai a vedere l’origine di quella magnifica copertina. L’uomo che getta la maschera e riesce a disperare forse ha già scelto, è quello che cerca di dirmi Kierkegaard. Le sue lettere a un amico non sono forse indirizzate anche a me? Eppure, se già l’Ecclesiaste diceva ‘mangiare bere godere’ null’altro, si apre qualcosa di nuovo, di inaspettato nell’etica, a parte la colpa? La disperazione stessa, e quindi anche un caffè al quale abbiamo rinunciato, una passeggiata che rimandiamo, per concentrarci sull’ascolto di un vecchio di disco, sulla lettura di pagine ottocentesche, possono farci comprendere che la vita è seria, è un affare tremendamente serio. Debbo infine possedere la franchezza di dirlo a me stesso. Tutto il resto è ottusità, anche piacevole, ma che non si innalza a qualcosa di più importante.
10 Marzo, 2020

Spero che Contro lo Stato Etico vi sia piaciuto. Nel frattempo sono alle prese con Schürmann, che sto rileggendo a causa della sua straordinaria oscurità. Ma, soprattutto, sulla mia scrivania ci sono due libri temibili: Aut Aut di Kierkegaard e Attesa di Dio di Simone Weil. Lo straniamento dovuto all’epidemia, confinato in campagna come ai tempi del Boccaccio, la lontananza della mia città, il silenzio di neve delle strade, l’impossibilità di bersi un caffè, tutto insomma concorre a fare di quelle letture momenti decisivi. Con Kierkegaard abbiamo un superamento completo di Hegel: vorrei essere preciso; per Hegel lo spirito si calava nella storia e sarebbe bastato un professore di filosofia abbastanza perspicace per coglierlo; per Kierkegaard si cala nell’esistenza. Quindi forse il libro della Weil non si discosta molto da questa prospettiva. A chi altrimenti si rivolgerebbe l’attesa? Concluderei con una frase sibillina che Simone Weil avrebbe approvato: bisogna desiderare il presente… e il sì di Nietzsche allora? Quel tempo che infinitamente ritorna sull’identico? Domande che si inseguono…
9 Marzo, 2020

Come si può articolare una critica al materialismo democratico (quello che io chiamo stato etico)? Badiou, in alcune sezioni del suo logiche dei mondi, ha tentato una prima ricognizione. Qui a fianco pubblico sotto il titolo di contro lo stato etico un’altra risposta. in particolare mi interrogo sulla libertà quale concetto centrale del materialismo democratico, tale per cui il soggetto avrebbe al più un valore seriale, portatore di esigenze tanto coese e irrinunciabili quanto il soggetto stesso. Egli occupa un campo psicopolitico (si veda un filosofo sudcoreano interessante, di cui mi occuperò in riferimento alla Cina, Byung-chul Han). Ma quale è il destino della psicopolitica in una società poco resiliente e rispetto alla quale si sollevano dubbi di sostenibilità, a meno di non essere come quei liberal progressisti che dall’alto dei loro dipartimenti universitari considerano le possibilità del modello attuali come del tutto consone al perfezionamento finale della libertà individuale? Mentre la decostruzione doveva rimanere discorso di transizione (Schürmann), oggi essa è il metodo finale e mai messo in questione in molte aree del sapere, come la sociologia: si pretende di acquisire con essa risultati definitivi da imporre alla politica (quando essa non fallisce di fronte alle crisi sistemiche). Insomma, di questo e di altro parlo nelle mie poche pagine. Buona lettura.