Sto dando fondo alle mie risorse di depressione ascoltando Animals, e ricordando che una volta a Londra andai a vedere l’origine di quella magnifica copertina. L’uomo che getta la maschera e riesce a disperare forse ha già scelto, è quello che cerca di dirmi Kierkegaard. Le sue lettere a un amico non sono forse indirizzate anche a me? Eppure, se già l’Ecclesiaste diceva ‘mangiare bere godere’ null’altro, si apre qualcosa di nuovo, di inaspettato nell’etica, a parte la colpa? La disperazione stessa, e quindi anche un caffè al quale abbiamo rinunciato, una passeggiata che rimandiamo, per concentrarci sull’ascolto di un vecchio di disco, sulla lettura di pagine ottocentesche, possono farci comprendere che la vita è seria, è un affare tremendamente serio. Debbo infine possedere la franchezza di dirlo a me stesso. Tutto il resto è ottusità, anche piacevole, ma che non si innalza a qualcosa di più importante.

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