Mi piace associare al termine negazione vari sensi non esattamente rintracciabili in Hegel. Il termine negazione, innanzi tutto, si riferisce al particolare non ancora assurto a singolare per la mediazione dell’universale, ossia del concetto. Ciò che è oltre le condizioni soggettive dell’esperienza, ma vedremo subito come, detto anche noumeno, è chiaramente negazione. Poi, il particolare non è altro se non in sé ciò che è ma, dunque, è determinato in questo suo non essere l’altro. Inoltre, il particolare è il non io, non tanto perché si oppone all’io, quanto perché i due sono mutualmente esclusivi,  a meno che l’autocoscienza non ne incontri un’altra come nella dialettica servo padrone (solo il sapere è sapere sé). Poi, come Hegel scrive nella logica di Jena: il determinato come tale non ha altra essenza che questa inquietudine assoluta di non essere ciò che esso è… cioè di essere l’io che lo afferra. L’inquietudine poi non è che l’appetito, cioè la volontà, un termine chiave della filosofia tedesca tra Leibniz e Nietzsche. Questi quattro caratteri (ripeto, non strettamente hegeliani) sono al cuore di una ‘inquietudine’ filosofica che in questi giorni mi ha portato a delineare un progetto: spero coraggioso, dispero sensato. Ossia scegliere un punto dal quale possa scaturire un processo di riscrittura della filosofia occidentale prima e dopo Hegel. Arbitrariamente, avrei potuto scegliere Spinoza, ma Hegel manifesta una attualità che è dimostrata dalla statura dei filosofi contemporanei che se ne occupano: Dolar, Pippin, Brandom, Zizek e altri. Hegel è attuale non tanto dal punto di vista storico filosofico ma, come per esempio dimostra il progetto di Dolar, per la sintesi tra psicoanalisi e idealismo tedesco che è possibile articolare. Concludo dicendo che un tale progetto ha bisogno non solo di testi ma anche di un copybook in cui nessuna proposizione possa andare perduta. Infine, si tratta di un progetto eminentemente politico, per esempio nella sintesi operata da Brandom tra idealismo tedesco e pragmatismo americano. Qui opera al massimo grado la serendipità: cioè la possibilità che si incontrino casualmente nuovi dati che confluiscano come affluenti nel corso principale della riflessione filosofica. La domanda politica è la seguente: cosa significa vivere? Si tratta di una domanda a cui si espose Heidegger dopo Essere e Tempo: a quando un’etica? P.S. il particolare come negazione è anche una interpretazione del divenire…

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