Ho appena visto un film di Joseph Losey intitolato the Servant. E proprio ieri scrivevo del rapporto servo padrone in Hegel. Cosa ha di interessante questo film, che ho premiato con cinque stelle su cinque? Prescindendo dai meriti cinematografici, è l’ideazione a interessare. Un domestico viene assunto da un giovane signore benestante londinese. Il domestico quindi si trasferisce a casa sua mostrandosi fin dall’inizio attento ma anche non privo di una certa iniziativa. Solo la fidanzata del giovane signore prova una istintiva diffidenza verso il domestico (e bisogna dire che Bogarde, come in molte altre prove, è sempre piuttosto inquietante). Non riassumo oltre la storia per porre invece una domanda che dovrebbe essere immediata: come rovesciare i rapporti di classe? Qui si esplora una sola possibilità: quella della seduzione, fino alla dipendenza del giovane signore, in un mondo che è stato devastato lentamente dall’ingresso del domestico nella sua vita, da una sostanza che potrebbe essere il laudano. La seduzione, riflettevo giorni fa, è all’opera soprattutto in quella che chiamo ingiunzione a pensare correttamente. Si tratta di una ingiunzione che limita le nostre possibilità di veder chiaro e a fondo di molti problemi, una sorta di pudore. Qui l’ingiunzione è un’altra: lasciarsi trascinare dalla seduzione, dall’impossibile del sovvertimento dei rapporti di classe in un microcosmo, la casa, che può deragliare ma non mostrarsi più giusto di ciò che ha rimpiazzato. Un passaggio inevitabile è la disperazione e qui il film si arresta, quasi a suggerirci che una facile soluzione è in realtà il miraggio di una perfezione che il film stesso non vuole ispirare. Piuttosto, il film si limita a descrivere la genesi di questa disperazione, ed è il suo merito principale, pur essendo un’opera, per nulla invecchiata, del ’63.

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