18 Aprile, 2020

Credo non ci sia album migliore di Iggy Pop per trascorrere qualche decina di minuti nell’ipnosi che ti ottunde i muscoli e rallenta la mente quanto the Idiot. La traccia edipica che apre il disco renderebbe al meglio dal vivo, ma in fondo tutte le tracce, possibilmente non stravolte, lo rendono una partitura eccellente per una notte decadente e mortifera. La notissima Nightclubbing si pone in un disco equilibrato senza pretendere di esserne l’apice, ma si indovina il sapore acre di una dose: è reale. Funtime, la terza traccia, è un ennesimo canto a ciò che in the Stooges Iggy Pop riassumeva in ‘so messed up’. Baby ci dice che Iggy Pop ha già percorso le strade dove si colgono occasioni o nessuna: le dice, cerca di non crescere, abbiamo già pianto. China girl è nota per la cover di David Bowie, su musica scritta insieme a Iggy Pop, che ne curò il testo. Fatalmente reale, anche questa. Dum Dum Boys è un pianto sugli Stooges. Tiny Girls è un jazz sul demonio e la donna. Mass Production vuole una ragazza come te, con le gambe come te, non dimenticare di darmi il suo numero di telefono, perché anche io sono come lui… Attraversare questi testi non ti fa stare meglio, perché comunque disperi che starai mai meglio, allora tanto vale soffrire su un palco, o comprare un biglietto e piangere in platea.
14 Aprile, 2020

Sono le ore calme della notte, che importa il futuro? Perché mi dà pensiero? Che la notte possa inviluppare il mondo di un solo inverno sidereo, lontano da qui, tra due stelle, insomma. Senza l’una e senza l’altra, conciso, terrò il mio discorso alla polvere oscura e rada.
11 Aprile, 2020

Orlando cade nelle fauci del mostro, ché altro non è il mondo, con tutta la sua innocenza. E l’umorismo della biografa sottolinea che Orlando è inglese, dunque armato di tutto punto. Donna o uomo che sia, che aneli o no all’altro sesso o rifugga infine nell’inganno di un bel gioiello, quale egli o ella è, riesce a tenersi nell’ombra di una lunghissima vita, che non pare spirare nemmeno alla fine. Giunta alla maturità, Orlando, lo possiamo supporre, non è meno bella di quando solcò il mare a ritroso, da ambasciatore a damigella. In lei tutto lascia supporre soavità, nel ritratto del giovane mestiere, nel ritratto della donna la penna di Virginia Woolf. Incantato dalle pagine, da leggersi al galoppo, per dimenticare tutto e provare a vivere, forse una quercia getterà a terra il vero profilo di Orlando, rapita nel cielo.