Credo non ci sia album migliore di Iggy Pop per trascorrere qualche decina di minuti nell’ipnosi che ti ottunde i muscoli e rallenta la mente quanto the Idiot. La traccia edipica che apre il disco renderebbe al meglio dal vivo, ma in fondo tutte le tracce, possibilmente non stravolte, lo rendono una partitura eccellente per una notte decadente e mortifera. La notissima Nightclubbing si pone in un disco equilibrato senza pretendere di esserne l’apice, ma si indovina il sapore acre di una dose: è reale. Funtime, la terza traccia, è un ennesimo canto a ciò che in the Stooges Iggy Pop riassumeva in ‘so messed up’. Baby ci dice che Iggy Pop ha già percorso le strade dove si colgono occasioni o nessuna: le dice, cerca di non crescere, abbiamo già pianto. China girl è nota per la cover di David Bowie, su musica scritta insieme a Iggy Pop, che ne curò il testo. Fatalmente reale, anche questa. Dum Dum Boys è un pianto sugli Stooges. Tiny Girls è un jazz sul demonio e la donna. Mass Production vuole una ragazza come te, con le gambe come te, non dimenticare di darmi il suo numero di telefono, perché anche io sono come lui… Attraversare questi testi non ti fa stare meglio, perché comunque disperi che starai mai meglio, allora tanto vale soffrire su un palco, o comprare un biglietto e piangere in platea.

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