L’isolamento, nominalmente cessato ieri, ci ha consentito di esplorare zone normalmente inaccessibili di una psiche fin troppo sfaccettata, non meno sicura di una zona militare, o dei famigerati biolaboratori di cui si fa un gran parlare. Ci ha aiutato il cinema, allora ci siamo per esempio gettati su raiplay o su servizi a pagamento raffinati, alla ricerca di film. Ne rimane un montaggio personalissimo, dal porno inserito nel film Freaks all’interno di Livre d’Image di Godard, alle uccisioni di Belagov, a un Dillinger è Morto che a noi pareva stranamente censurato (eppure i super otto non sono solo quelli mostrati, o altro scorreva anche all’interno dello schermo televisivo; perché questo ricordo è così nitido?), a Sokurov, la nave cargo in mezzo ad una tempesta che perde container in mare. A Gimme Danger di Jarmush, e così via, non li voglio nominare tutti. Ma sono, questi film, diventati un unico film, un unico montaggio appunto che richiederebbe una narrazione scritta in una notte prima dell’alba. La mia inettitudine è non esserne capace, è non scriverne. Come quel dandy che si limita ad osservare la morfinomane che in modo così ardente desidera, senza essere in grado di dire altro che il suo nome. Eppure, che nome sarebbe? Mi piace pensare Antonin e allora sovviene che quel montaggio potrebbe arricchirsi per la prima volta del per Farla Finita con il Giudizio di Dio. Testo radiofonico, parole che si potrebbero confondere, per sviare, per sedurre. Dell’isolamento è anche l’ascolto di Stratos e degli Area, e Stratos rifece il pezzo di Artaud. Montare i film, questa l’idea di Godard, è un esercizio che possiamo fare noi stessi, purché li sappiamo anche parlare.

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